Scritto da Alessandra Cicalini il 09/03/2011

La giusta raccolta differenziata... per cittadini virtuosi!

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Tra le attività che mandano in crisi molti italiani, si colloca ai primi posti la raccolta differenziata. Intendiamoci: la colpa molto spesso non è del singolo cittadino, bensì della scarsa omogeneità nei sistemi utilizzati da Comune a Comune e da Regione a Regione per separare vetro, plastica, alluminio, carta e umido, come raccontava Alberto Fiorillo sul Venerdì di Repubblica di qualche mese fa. Per esempio, in alcuni territori è possibile mescolare il tetrapak con la carta o con la plastica, in altri, invece, non è possibile. Come imparare a differenziare i rifiuti, senza cadere in grossi errori?
Tanto per cominciare, non mettiamo carta sporca in mezzo a quella pulita: non tutti sanno che l’umidità sviluppata da uno dei materiali meglio riciclabili produce muffa che lo renderà inutilizzabile. No, ovviamente, anche alla carta oleosa o mista, e anche al tetrapak, a meno che non siamo certi che il nostro Comune ha previsto la possibilità di riciclarlo. In quest’ultimo caso, tra l’altro, contribuiremo a realizzare altri oggetti dalla sua trasformazione.
Lo stesso si può dire delle copertine dei cd e dei dvd, fatti di un polimero della plastica diverso dal Pet utilizzato nelle bottiglie che però, se adeguatamente differenziato, può diventare addirittura un arredo urbano. Il problema è che non tutti i comuni sono in grado di riciclarli, quindi, salvo diversa specificazione, non buttiamole nel contenitore della plastica.
In quest’ultimo possiamo conferire in tutta tranquillità bottiglie d’acqua, flaconi di shampoo e bagnoschiuma più tappi di deodoranti e simili. I famigerati sacchetti della spesa, oggi in via di esaurimento, vanno invece gettati nell’indifferenziato. Nel cassonetto di solito giallo, inoltre, possiamo buttare gli imballaggi in politistirolo e le retine di arance e mandarini. Nulla da fare, infine, per bicchieri, posate e piatti di plastica, salvo differente avvertenza da parte del Comune.
Meno complesso, tutto sommato, è lo smaltimento domestico del vetro che comprende ogni tipologia di bottiglia, ma è bene lavare quelle che contenevano la salsa e l’olio, soprattutto per aiutare l’amministrazione pubblica a tenere puliti i contenitori che le raccoglieranno.
Idem si può dire dell’alluminio, spesso utilizzato per barattoli di pomodoro, tonno e alimenti per animali. Del resto, sciacquarli aiuta anche noi che dobbiamo buttarli a non macchiarci il cappotto nell’atto di scoperchiare il bidone.
Che cosa, al contrario, dobbiamo per forza buttare nell’indifferenziato? Oltre ai già citati sacchetti di plastica (in attesa che si esauriscano del tutto!),
butteremo nel cassonetto di solito verde o grigio batterie usate di piccola entità, cerini, cicche di sigaretta (gli ultimi due rigorosamente spenti!),
imballaggi di materiale misto, poi pannolini, calze di nylon e contenitori sporchi. E i tappi di sughero? Anche quelli, a meno che il vostro Comune non abbia cominciato a raccoglierli per trasformarli in pannelli di isolamento. Infine, dobbiamo buttare tra il materiale destinato alla discarica anche gomma e ceramica.
E con il compostaggio come la mettiamo? Dipende, ancora di più, da realtà a realtà. Per esempio, alcune permettono di concimare la terra anche con la pupù dei nostri Fido e Fuffi, altre invece le ritengono pericolosi focolai di batteri. In generale, è bene sapere che non possiamo usare i soliti sacchetti indistruttibili per contenere gli avanzi del nostro cibo, se non vogliamo vanificare il futuro compost.
Molte amministrazioni comunali forniscono i sacchetti ad hoc, soprattutto dove si pratica la raccolta dei rifiuti porta a porta. Nei luoghi in cui si ricorre alle isole ecologiche, invece, in genere bisogna richiederli alla società che si occupa del riciclo e dello smaltimento.
Come regolarsi, da ultimo, con i rifiuti di grossa entità, tipo il vecchio televisore o la sedia dalla gamba spezzata? Buona norma sarebbe conferirli direttamente al più vicino centro di raccolta dei rifiuti ingombranti, oppure telefonare per mettersi d’accordo sul giorno del ritiro.
Alla fine, le regole da conoscere non sono moltissime: alla lunga, ci verrà automatico applicarle e “riciclarci” (anche noi!) in cittadini più virtuosi. Chi volesse avviarsi su questa strada, ha un’occasione davvero imperdibile per esercitarsi fin da subito: dal 25 al 27 marzo torna a Milano Fa’ la cosa giusta!, la fiera nazionale del consumo critico e degli stili di vita sostenibili. Perché non è mai troppo tardi per cambiare rotta nella nostra vita. Pensiamoci.

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