Scritto da Alessandra Cicalini il 29/09/2008

I nonni, una risorsa indispensabile delle famiglie

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nonno_e_nipoteDal 2005 se n’è accorto anche lo Stato che ha deciso di sancirlo in una festa ufficiale: nel mantenimento della pace in famiglia, i nonni italiani sono diventati essenziali; talmente essenziali, anzi, da meritarsi una festa tutta per loro.
Il 2 ottobre ricorre infatti la festa dei nonni, diventata una celebrazione ufficiale con una legge approvata dal nostro Parlamento.
La necessità di donare un abito solenne ai veri angeli dei focolari di un gran numero di famiglie italiane era avvertita già da diversi anni: se non ci fossero i nonni, in molti casi, chi andrebbe a riprendere i piccoli a scuola, chi si occuperebbe di farli mangiare o di accompagnarli a ginnastica?

Le leggi, in genere, arrivano sempre dopo che i fenomeni si sono consolidati. Ed è infatti da almeno quindici anni che il cuore della vita domestica di gran parte delle famiglie italiane si regge sulla presenza dei nonni.
Lo conferma indirettamente Francesco Landi, medico dirigente del reparto di Geriatria e unità operativa per acuti del Policlinico Gemelli presso l’Università cattolica del Sacro Cuore di Roma, che parla di un invecchiamento della popolazione molto evidente a partire dagli anni Novanta e di un contestuale abbassamento della natalità.

I due fenomeni insieme sono noti come “inversione anagrafica”, un andamento che oggi riguarda buona parte dei paesi europei, solo che, precisa Landi: “Noi siamo stati i primi al mondo a conoscerla, subito dopo il Giappone“.

Allo stato attuale, insomma, nel nostro Paese gli anziani sono in numero maggiore dei giovani, il che vuol dire, concretamente, che nelle famiglie sparse per lo Stivale è facile trovare “un bambino solo con i quattro nonni e spesso anche con due bisnonni“, riferisce ancora il medico.

Molti di questi anziani, fortunatamente, sono ancora in buone condizioni di salute, il che si traduce in un formidabile paracadute sociale per i genitori lavoratori: “Fare il nonno o la nonna significa svolgere un lavoro a tempo pieno“, osserva Landi, “finché stanno bene si occupano quasi totalmente della vita quotidiana dei nipoti, il che si traduce anche un grosso arricchimento culturale per questi ultimi”.

I nonni di oggi, infatti, sono mediamente più istruiti di un tempo, il che vuol dire che lo scambio tra le vecchie e le nuove generazioni, fecondo anche quando ci si limitava a raccontarsi aneddoti di vita rurale, è ancora più fruttuoso.

Tutto bene-tutto bello, quindi?
Insomma: “Se i nonni si ammalano il sistema va in tilt“, precisa il dirigente del Gemelli, “si cerca infatti l’assistenza domiciliare, cioè spesso ci si affida alle badanti“.

La cura prestata dalle provvidenziali signore spesso di origine straniera non può però bastare a garantire la giusta tutela di chi non è più in grado di muoversi in totale autonomia: “Oggi l’età media delle donne è arrivata a 87 anni, quella degli uomini a 79, ma il gap tra i due sessi va riducendosi”, dice Landi.

Per gestire una così alta presenza di “grandi vecchi”, insomma, l’assistenza sanitaria da sola non basta: “Fondamentale è la prevenzione di tipo secondario, ossia la riduzione dei problemi legati a una malattia già insorta; ma occorre anche puntare sulla prevenzione di terzo e quarto livello, ossia quella che mira a ridare autonomia a persone che hanno subito un trauma come una frattura ma che potrebbero tornare attive”, aggiunge ancora il dirigente.

In definitiva, la cura dei nostri nonni spetta alla società tutta, non solo ai camici bianchi.
A questo scopo, già da qualche anno l’Università cattolica del Sacro Cuore ha introdotto il master per formare i “Case manager”, ossia figure professionali che sappiano mettere al centro del proprio lavoro la persona con disabilità e non le cure materiali da somministrarle.

Un approccio del genere è del resto inevitabile in una società in cui si vive sempre più a lungo (si pensi per esempio all’aumento degli automobilisti anziani, una realtà che non può essere demonizzata, ma neanche sottovalutata).
L’obiettivo di interventi sullo stile del case manager è restituire anche a chi ha una salute declinante “il maggior grado di autonomia”, aggiunge ancora il medico. Un obiettivo che fa bene al nonno, certo, ma che si traduce per un vantaggio per tutta la società.

Come concludere?
Ovvio: auguri, nonni, e cento di questi giorni!

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