Nonnitudine e maternità, due esperienze a confronto

Scritto da Alessandra Cicalini il 11-03-2009

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NonnaSpesso si dice che i figli non si scelgono i genitori. Verissimo: nessuno di noi, quando nasce, ha una vaga idea di chi siano quei due adulti che ci guardano inteneriti mentre ci agitiamo nella culla. C’è però un’esperienza di gratuità affettiva ancora più forte, ed è la “nonnitudine”. Perché, se ci pensate bene, anche diventare nonno o nonna non è frutto di una scelta personale: ci deve essere per forza un figlio o una figlia che decide a sua volta di essere padre o madre. Di solito, i nonni sono felici di essere tali, probabilmente di più di quando sono diventati genitori. E sapete perché? “Si hanno meno responsabilità“, racconta Gisella, 62 anni, nonna di due “piccini”, come li chiama lei.

“Quando diventi madre sei talmente concentrata sui bisogni primari dei figli da non avere molto tempo per notare i loro cambiamenti, di memorizzarne i momenti della crescita“, spiega, “invece da nonna vivi un amore maturo, dolce e consapevole, e ti puoi permettere il lusso di giocare con queste creature… io mi presto volentieri, tanto che finisco per dedicarmi più a loro che a mia figlia!”.

Giocando, oltretutto, si recuperano energie insospettate e, se si sta in buona salute, si torna anche in forma a forza di trascinare passeggini e camminare carponi per restare ad altezza bimbo!
“Provo una grande tenerezza”, osserva alla fine Gisella, “perché vedo il perpetuarsi di me e della mia stirpe, ma in modo spensierato”.

mammaMeno idilliaca, anche se altrettanto coinvolgente, è la visione di Linda, 38 anni, la figlia che ha messo al mondo “i due piccini”: “La vita cambia completamente“, esordisce, “da un giorno all’altro ci si ritrova dal centro alla periferia della propria vita e solo pian piano si stabilisce una coesistenza tra se stessi e il proprio bambino… quando arriva il secondo, poi, è ancora più difficile!”. Anche il rapporto di coppia si trasforma: “Si litiga più spesso”, spiega la mamma, “anche perché si generano gelosie: per esempio mio marito si è appena mangiato il cioccolatino che avevo tenuto per il maggiore…”.

Nonostante le piccole e grandi tensioni scaturite da uno stravolgimento radicale, “inimmaginabile anche durante la gravidanza”, Linda se ne esce con un’osservazione davvero fulminante: “Non è negativo non poter tornare del tutto come prima: diventare madre ti regala un’apertura mentale che nessun’altra esperienza al mondo può darti“.

Con questo non significa che una volta che sei mamma tutto il resto perda di senso, dagli hobby al lavoro: “Anzi: se una madre ha un lavoro che la soddisfa è ancora meglio. Semplicemente si impara a organizzarsi meglio e a sfrondare tutte le preoccupazioni inutili. E poi adesso sto anche ricominciando a pensare di tornare in piscina…”.

Due storie di maternità e nonnitudine, certo, non esauriscono l’argomento, però è incoraggiante immaginare madri e nonne così consapevoli, pure dei loro dubbi e ripensamenti… buona fortuna a tutte le mamme e le nonne (e ai loro compagni!).

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