Scritto da Stannah il 07/05/2008

Oh mamma, è la tua festa!

Stannah-muoversi-insieme-montascale

medium_garofano_stannah.jpg C’è solo una persona al mondo che ci permette di tornare, almeno ogni tanto, bambini: nostra madre.
Pensateci un attimo: chi invochiamo tremanti quando abbiamo paura di qualcosa? Oppure, a quanti di noi, nei momenti di panico, sarà capitato di esclamare, anche solo metaforicamente, “voglio la mamma”?

La forza che ci infonde colei che ci ha tenuto nel grembo per nove lunghi mesi e dopo, nei primi anni di vita e per tutta l’infanzia, non ha paragoni.
Si parla spesso, con ironia e un po’ di fastidio della mamma italiana “chioccia” e dei figli “bamboccioni” (un’espressione entrata ormai nel lessico comune dopo l’uscita, da alcuni giudicata infelice, dell’uscente ministro Tommaso Padoa Schioppa).
E’ abbastanza vero, non possiamo negarlo. E tuttavia il “mothering sunday” e in generale la festa della mamma non è nata nella nostra Penisola, ma nei paesi anglosassoni, terre nelle quali, di solito, ci si conquista la propria indipendenza presto e ben lontani dal tetto natìo.


A volerla fu una signora, Anna M. Jarvis , vissuta a cavallo tra Otto e Novecento, molto legata alla madre, un’insegnante della Andrews Methodist Church di Grafton, nel West Virginia.
Quando morì, la lasciò ad accudire la sorella cieca Elsinore. Fu proprio allora che Anna prese a scrivere ai pezzi grossi del Congresso e non solo, per convincerli a istituire una festa nazionale dedicata alle madri, in maniera che tutti i figli potessero celebrarla adeguatamente finché fossero state in vita.

L’opera di persuasione della Jarvis ebbe successo, tanto che dal 1911 il “Mother’s Day” venne istituito in quasi ogni stato dell’Unione.
Anna Jarvis scelse anche il fiore simbolo di questa giornata, il garofano, il più gradito a sua madre. Per celebrare le mamme in vita, il colore dei petali doveva essere rosso e per quelle volate in cielo, il bianco.

Dalla tradizione americana deriva dunque l’abitudine di festeggiare le madri la seconda domenica di maggio. Anche l’Italia si è omologata a questa data, anche se molti cattolici preferiscono tuttora celebrare la mamma l’8 maggio, giorno della Madonna di Pompei, occasione di feste religiose in diverse parti dello Stivale.
Chi volesse celebrare la creatura che ci ha generato, insomma, ha molte possibilità. Da bambini, di solito, ci facevano imparare una poesia da recitare, come a Natale e Pasqua, in piedi sulla sedia.
Chissà se oggi usa ancora. In ogni caso, per i bambini di ieri amanti dei versi ce ne sono di molto belli in giro per il Web, da scaricare e stampare, magari su una bella carta.

Chi invece non si sente così romantico (o semplicemente non dispone di una stampante),
può sempre donarle un fiore o una pianta, di solito molto graditi. In molte piazze italiane, tra l’altro, l’acquisto del dono per la propria mamma coincide con iniziative di solidarietà in aiuto di popoli meno fortunati o per sconfiggere alcune malattie. Capita per esempio ad Ancona, dove l’Onlus Fratellanza universale ha organizzato la vendita solidale delle begonie per sostenere un progetto sanitario in Argentina.

In definitiva, qualunque gesto decidiate di compiere per renderle omaggio, fosse anche una telefonata o una rapida preghiera, vostra madre ne sarà felice!


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