"Digiunare, divorare": quando il cibo si trasforma in metafora dei rapporti umani
Scritto da Angela Maria Messina

Potrei tranquillamente dire che l’amico che mi ha regalato “Digiunare, divorare” di Anita Desai per un Natale di circa 10 anni fa ha colpito nel segno: dopo tutto questo tempo, quel libro rimane uno dei miei preferiti. I motivi? Eccoli: unisce il mio interesse per il cibo, e tutto quel che ne deriva, alla mia passione per le storie intime, in cui le emozioni e le sensazioni pervadono tutto il racconto.
In più, in questo caso c’è anche il contrasto tra due mondi: da una parte l’India, con le sue tradizioni e rituali, e dall’altra gli Stati Uniti, con una vita apparentemente priva di obblighi.
Un fratello e una sorella vivono in questi due Paesi: il maschio si è trasferito negli Stati Uniti per studiare, mentre la femmina ha fallito due matrimoni combinati e rimane in casa per accudire gli anziani genitori. Entrambi, pur vivendo situazioni così diverse, rappresentano lo stesso malessere caratterizzato da una forte indolenza unita a un grande senso di dignità.
E il cibo cosa c’entra in tutto questo? E’ il filo conduttore della narrazione, visto che spesso si trovano riferimenti a questo o a quel piatto indiani o americani, com’è intuibile lontani anni luce tra loro.
l’atto del mangiare, con parsimonia o con voracità, compare poi altrettanto spesso: dai dolci di zucchero e latte serviti insieme al thè, al barbecue con carne al sangue di proporzioni gigantesche. Si parla insomma di digiunare e di divorare, non solo in senso metaforico.
Il cibo, in definitiva, assume sempre un significato rituale, di condivisione e di confronto tra popoli diversi, ma tutti uniti da medesimi bisogni: quello del nutrimento e della relazione con gli altri.
La storia, con ogni probabilità, ha qualche componente autobiografica: l’autrice è nata e cresciuta in India, ma continua a fare da spola tra il suo Paese e gli Stati Uniti dove insegna all’università. Anche questo elemento mi ha fatto affezionare di più al libro: con la sua visione originale del cibo e il tono privato della storia rispecchia il mio modo di essere e le motivazioni che ancora oggi mi fanno apprezzare il mio lavoro.
Ve lo consiglio, insomma… Auguri di Buon Natale a tutti voi.