Scritto da Alessandra Cicalini il 13/10/2010

La musica per guarire da Beethoven ai Beatles

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Beethoven contro gli attacchi di panico, Debussy per calmare i neonati, Armstrong per migliorare l’umore, idem per Gloria Gaynor e i Pink Floyd: sono alcune delle prime indicazioni fornite da una ricerca della Caledonian University di Glasgow sugli effetti positivi prodotti dalla musica nella cura di disagi psichici. La musicoterapia, in verità, sarebbe in grado di produrre benefici non soltanto su chi soffre di disturbi del comportamento, ma
anche su quelli fisici, per esempio nella riabilitazione di malati
oncologici e di quelli che hanno subito un ictus o un infarto. Lo
sostengono numerosi studi scientifici, come riporta Salute de La Repubblica in un articolo del 21 settembre scorso. Quel che non si sa ancora con certezza è come scegliere la giusta playlist a seconda del paziente e del tipo di problema da sottoporre a terapia. I ricercatori scozzesi stanno rispondendo proprio a questo quesito, analizzando un’enorme quantità di musiche dei più differenti generi, individuate attraverso il contributo di un gruppo di volontari che hanno fornito indicazioni anche su quelle che produrrebbero effetti negativi. La ricerca durerà tre anni, durante i quali le musiche prescelte verranno scandagliate nella loro struttura ritmica per capire come mai fanno bene o male all’umore e in quale misura. Nel video di presentazione della ricerca, i tre membri dell’equipe che coinvolge oltre alla Caledonian University anche l’Engineering and Physical Sciences Research Council, mostrano una torta suddivisa in quattro spicchi che individuano altrettante reazioni dal negativo al positivo prodotte da ciascun brano analizzato.
In attesa di conoscere i risultati definitivi della ricerca, è interessante sapere quel che già hanno stabilito altri studiosi. Per esempio, si sa già da tempo che la musica classica fa bene contro i disturbi d’ansia, ma più nello specifico sembra che Mozart sia efficace anche contro i disturbi nel linguaggio, mentre Vivaldi lenirebbe i comportamenti aggressivi mentre Beethoven aiuterebbe persino la fioritura delle piante. Analogamente, si usa spesso la musica New Age per favorire il relax e quella indiana per sciogliere le emozioni, infine la gregoriana contro lo stress.
Inediti, invece, sono i primi dati dell’indagine della Caledonian University sui pezzi di altri generi musicali: secondo gli scozzesi, farebbe molto bene “What a wonderful world” di Louis Amstrong mentre sarebbe da evitare “Another One Bites the dust” dei Queen. Ugualmente da scansare sono gli Oasis che cantano “Cigarettes and alcohol” e i Rem con “Everybody hurts”, entrambi perché peggiorano l’umore. Lo rovesciano in positivo, invece, Cold Turkey dei Beatles e Comfortably numb dei Pink Floyd. Del resto, già dai titoli delle canzoni citate, si può intuire quali propongono un messaggio rassicurante e quali no: chissà se i prossimi dati saranno in grado di sfatare i luoghi comuni associando melodie tristi alla risalita dell’umore. Per il momento, a scanso di equivoci, converrà continuare ad ascoltare canzoni allegre quando ci si vuole tirare su.

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