Scritto da Alessandra Cicalini il 07/01/2010

La salute degli italiani? Buone speranze per il futuro

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Qualche giorno fa Joseph Ratzinger ha detto di non prestare ascolto agli oroscopi e di guardare con un po’ di scetticismo anche alle teorie economiche: torto o ragione che abbia, conviene comunque cominciare l’anno almeno con qualche certezza, per esempio sullo stato della nostra salute che, per fortuna, promette bene.
La conferma arriva dalla Relazione sullo Stato Sanitario degli Italiani per il 2007/2008, presentata del ministero del Welfare lo scorso dicembre.
Secondo l’indagine, il Paese invecchia sempre di più e via via in condizioni migliori, anche se – si precisa – la percentuale di persone che giungono in tarda età liberi da ogni forma di disabilità è ancora limitata. Per affermare che un popolo sia davvero in buona salute, invece, bisogna tener conto non solo della longevità, ma anche dell’aspettativa di vita in buona efficienza fisica.
Allo stato attuale – si legge nella Relazione – si è arrivati nel 2006 a un’aspettativa di vita alla nascita di 84 anni per le donne e 78,4 per gli uomini, contro una media rispettiva di 80 e 74 anni a inizio Novanta. Nello stesso periodo è mutata anche la percezione dei connazionali sulla propria salute: nel 2005 circa il 61% di loro si riteneva in buone condizioni contro poco meno del 7% che ne aveva una visione negativa. Molto meno ottimistici sarebbero però i dati sugli anni vissuti in concreto senza disabilità all’avanzare dell’età. Spiega infatti il documento ministeriale: “In base ai dati del 2005 si evidenzia che degli 83,7 anni mediamente vissuti da una donna, solo 51,6 sono vissuti in buona salute, mentre per un uomo dei 78,1 anni vissuti in media, 54,5 sono vissuti in buona salute”. Le donne italiane, in sostanza, vivrebbero sì più a lungo, ma in condizioni di dipendenza più accentuata rispetto a quanto accade agli uomini, una caratteristica che riguarderebbe tutta la Penisola senza distinzioni geografiche.
Tuttavia, la Relazione avanza ipotesi rosee per il futuro: sempre nel 2005 – riporta infatti – un uomo di 65 si aspettava di vivere ancora 17,5 anni di cui 14,9 in piena autonomia, mentre una donna della stessa età aveva una speranza di vita di 21,3 anni di cui 16,2 liberi da disabilità. Tradotto in altri termini, dunque, al crescere della speranza di vita crescerebbe anche il numero degli anni vissuti senza il fardello di patologie invalidanti. Quali sono queste ultime? Individuarle è fondamentale per favorire l’avverarsi delle previsioni più favorevoli: secondo l’indagine, al primo posto tra le malattie croniche più diffuse vi sono l’artrosi e le artriti, seguite dall’ipertensione arteriosa e le malattie allergiche. Le prime colpirebbero più frequentemente le donne insieme con l’osteoporosi e la cefalea, mentre gli uomini sarebbero più soggetti a bronchite cronica, enfisema e infarto. Tumori e malattie cardiovascolari sarebbero infine le principali cause di morte. Com’è intuibile, malattie di questo genere richiedono lunghi periodi di cura, ossia un grosso impegno per la spesa sanitaria di uno Stato, ed è questa una delle principali ragioni – precisa la Relazione – che ha condotto i governi dei paesi occidentali a puntare sempre di più negli ultimi anni sulla promozione dei corretti stili di vita, dall’alimentazione all’attività fisica.
Da parte sua, il ministero del Welfare sta cercando di mettere in pratica il principio contenuto nel “Libro Bianco sul futuro del modello sociale”, secondo cui “la vita buona nella società attiva” può essere realizzata soltanto attraverso un approccio multidisciplinare dei servizi alla persona. Per stare bene davvero, insomma, la sanità d’emergenza dovrebbe lasciare via via il posto a una di tipo “h24”, ossia capace di dare risposte migliori a chi vuole fare prevenzione, tutelando già da giovani il proprio futuro da anziani, da una parte, e migliorando, dall’altra, le condizioni di chi sta male evitando l’ospedalizzazione attraverso l’uso delle migliori tecnologie. Si tratta, evidentemente, di un processo lungo, ma i numeri lasciano ben sperare: si tratta di lavorarci su, passo dopo passo.

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