Carlo Agnesi, ritratto di un consulente Stannah molto speciale!

Scritto da Alessandra Cicalini il 17-01-2013

Intervista di Alessandra Cicalini

Quel profumino di lasagna appena sfornata era troppo invitante perché Carlo Agnesi, consulente della Stannah Montascale in visita di lavoro presso una famiglia reggiana, nonne facesse pubblico elogio. Del resto, è difficile immaginare che questo trentottenne milanese dal carattere fortemente empatico e cordiale e un passato davvero interessante possa mai resistere alla tentazione di saltare i convenevoli normalmente in uso tra sconosciuti. Al complimento, però, almeno quel giorno non seguì anche l’assaggio della prelibata pietanza, benché l’ora fosse quella giusta e Carlo avesse ancora parecchi chilometri da percorrere prima di tornarea casa. E tuttavia, come ben insegna la saggezza popolare, ogni cosa accade a suo tempo: ben un anno e passa dopo, dovendo il nostro eroe tornare da quelle parti, pensò bene di fare una puntatina anche nell’alacre cucina reggiana. Ed ecco la sorpresa: l’anziana madre del cliente cinquantenne che l’aveva contattato per guidarla nell’acquisto di un montascale che le semplificasse la vita, aveva preparato apposta per lui la tanto ammirata lasagna. Carlo racconta questo aneddoto edificante con lo stesso stupore che deve aver provato allora,accanto ai numerosi altri che gli sono capitati da quando lavora per la Stannah, moltissimi davvero, considerato che è entrato nella squadra aziendale da soli due anni e mezzo. “Mi sembra di lavorare da sempre con loro”, dice all’inizio dell’intervista che segue, con un entusiasmo davvero contagioso. Buona lettura.

 

Come hai conosciuto la Stannah?

Con un passaparola un po’ casuale, che si è messo in moto quando ho cominciato a dire che volevo cambiare lavoro.

C’entrava qualcosa con gli studi che hai fatto?

Direi proprio di no… mi ero iscritto a Lettere moderne, ma poi a 21 anni sono entrato in convento con i frati francescani cappuccini e ci sono rimasto per sette anni.

Posso chiederti come mai poi te ne sei allontanato?

A 21 anni si è molto giovani ed io ero davvero convinto né rinnego nulla dell’esperienza fatta. È semplicemente successo che sono cresciuto e mi sono accorto di essere cambiato.

Pensi che l’esperienza passata ti aiuti ad affrontare il tuo lavoro attuale?

Direi proprio di sì. Durante gli anni in convento sono stato spesso al cottolengo, in carcere, tra i malati e ho imparato ad accostarmi alla sofferenza degli altri con rispetto, partecipazione, ma anche mantenendo la giusta distanza.

C’è il rischio di farsi coinvolgere troppo?

Certo, ma l’importante è accorgersene in tempo. Del resto, la Stannah stessa prevede un affiancamento iniziale con colleghi più esperti e altri periodici che aiutino a mettere in luce eventuali problemi o difficoltà e anche a non vivere il proprio lavoro come una routine.

Quante visite fai in media al giorno?

Tre, della durata di un’ora, un’ora e mezza ciascuno.

Vi prendete molto tempo per parlare con i potenziali clienti, quindi?

In verità è il tempo giusto, considerato che dobbiamo illustrare con il massimo della chiarezza tutti gli aspetti in gioco, da quelli burocratici e fiscali e tecnici.

Per esempio, quali sono i problemi più ricorrenti?

Innanzitutto, c’è da presentare una domanda in Comune per ottenere gli sgravi fiscali: se si ritarda, slitta l’installazione del montascale. Non di rado sono io stesso a compilare la domanda per i clienti e a volte la porto anche in Comune per agevolarli ulteriormente. C’è poi il problema dell’ingombro materiale del prodotto: è importante che sia compreso perfettamente dai clienti in maniera che non ci siano contestazioni successive. Infine, c’è da tenere conto delle reazioni che l’eventuale installazione potrebbe produrre su vicini di casa e familiari. Ogni tanto sono andato anche a qualche assemblea condominiale in soccorso di qualche cliente…

Non deve essere facile sopportare lo stress della propria fragilità unito alle frizioni con il vicinato…

Esattamente, infatti c’è chi combatte e chi desiste. Perché anche se la legge è dalla parte della persona in difficoltà, l’onere della spesa più l’ostruzionismo altrui può risultare davvero pesante.

Incontrerai quindi anche qualche resistenza psicologica all’acquisto di un prodotto da qualcuno forse considerato come un marchio della propria condizione di invalidità, immagino?

Beh, sì. Anche in questo caso, però, la formazione che fornisce la Stannah a noi, che non siamo semplici venditori bensì consulenti, è rigorosa: il nostro obiettivo è far passare il messaggio che stiamo risolvendo un problema. A volte riusciamo a farlo capire, altre volte no, com’è logico. Ed’altra parte mi sentirei un ipocrita se dicessi a un cliente: “ma no, che cosa vuole che sia”.

Quali sono le zone che copri?

Milano, Alessandria, Pavia, Piacenza, Parma e Reggio Emilia: in media faccio 300 km al giorno.

Hai notato qualche differenza regionale nei tuoi incontri?

Si tratta di una generalizzazione, però direi che i lombardi sono un po’ più chiusi, mentre gli emiliani hanno un po’ di più il gusto della vita: mi viene in mente in particolare un anziano di Fiorenzuola d’Arda, in provincia di Piacenza, che voleva il montascale per poter finalmente tornare al bar a giocare a carte con gli amici. In ogni caso, comunque,per nessuno dei nostri clienti, in massima parte over 70, il montascale è un lusso, bensì un bene che deve rispondere a un’esigenza concreta.

E’ tipico della generazione nata a cavallo della Seconda guerra mondiale non eccedere nelle futilità: la crisi ha inciso un pochino anche su di loro?

In linea generale no, essendo la maggioranza dei clienti (almeno nella mia esperienza) dotati di casa di proprietà e di pensione: però, per esempio, la scadenza dell’Imu ha spinto più di qualcuno a rimandare l’acquisto di qualche settimana. Essendo persone fragili, hanno un po’ d’ansia per l’attualità, questo sì.

Come fai a essere sicuro che i clienti siano soddisfatti?

Innanzitutto la Stannah stessa prevede che noi andiamo a trovarli dopo l’installazione e nella maggior parte dei casi siamo accolti con soddisfazione. Qualcuno addirittura ci dice proprio: “se l’avessi fatto prima”. In generale, poi, arrivano un sacco di complimenti a tutti, dal telefonista, all’installatore. Nel mio caso, poi, ho ricevuto anche vari regali, persino anche da chi non ha comprato.

Che cosa hai ricevuto in dono: mi fai qualche esempio?

Di tutto: bottiglie di vino del Monferrato, la musica di un cliente musicista, una zucca mantovana, una grappa croata!

Veramente di tutto… so che hai scritto un libro di racconti, intitolatoCircostanzehttp://www.libriepoesie.it/product.aspx/id,105/: per caso qualcuno ti è stato ispirato dalle persone che hai conosciuto in questi ultimi due anni e mezzo?

No, l’ho scritto prima dell’esperienza in Stannah. Alcune storie attingono dall’esperienza in convento e altre da vicende vissute da me o da persone a me vicine, altre totalmente inventate… però non ti nascondo che ho scritto un racconto dopo una delle prime visite mentre ero in affiancamento e più di una volta ho pensato che sarebbe interessante realizzare una raccolta di racconti brevi descrivendo il panorama dei nostri clienti che poi è l’umanità che ci circonda. E’ solo un’idea… Vedremo.

 

Se mai l’idea di Carlo Agnesi dovesse trasformarsi in un nuovo libro, c’è da scommettere che sarà scritto con il massimo dell’umanità, profondità e delicatezza. Da Muoversi Insieme, un grazie di cuore per l’appassionato esempio di attaccamento al lavoro che, di sicuro, coincide con un altrettanto forte amore per la vita.

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