Alfredo Martini, una vita per il ciclismo

Scritto da Alessandra Cicalini il 08-04-2011

Quando si telefona a una leggenda vivente come Alfredo Martini, bisogna lasciarsi alle spalle le domande preconfezionate e aspettare che la storia del ciclismo mondiale dal Secondo dopoguerra ai giorni nostri si srotoli da sé, come se stessimo assistendo a una tappa del Giro d’Italia dal ciglio della strada. Perché l’ex Commissario tecnico della Nazionale maschile, nato a Calenzano il 18 febbraio 1921, ma residente da anni a Sesto Fiorentino, è stato in sella tutta la vita.
Le prime pedalate le ha compiute da bambino, quando suo padre, con estremi sacrifici, gli regalò una bicicletta, con la quale il futuro campione e tecnico riuscì a vedere Alfredo Binda in cima alla salita delle Croci nel suo paese natale.
Fu una vera folgorazione: da quel momento, per il futuro compagno di squadra e di vita di Fiorenzo Magni, Fausto Coppi e Gino Bartali, alla guida dell’Ammiraglia negli anni degli ori mondiali di Francesco Moser, Giuseppe Saronni, Moreno Argentin, Maurizio Fondriest e Gianni Bugno, il ciclismo divenne l’amore più grande. Accanto alla famiglia, composta tutt’ora da moglie, due figlie e i tre adorati nipoti, di cui Martini parla con affettuosa schiettezza tipicamente toscana. “Non so che tipo di padre o nonno sono stato: è difficile dirlo così in astratto”, considera dall’altro capo della cornetta, “però mi accorgo che loro (i nipoti, ndr) sono così attaccati a me… anche troppo”. Forse, Martini si ricorda dei lunghi periodi di assenza dalla famiglia durante le gare, quando correva anche lui e dopo, durante la sua seconda vita da commissario tecnico.
Tra l’una e l’altra fase arrivò il suo negozio di abbigliamento, quando sembrò che ormai avesse appeso la bicicletta al chiodo. Addirittura, cominciò anche a fumare, un vizio dal quale ormai si è liberato. “Bisogna sapersi ascoltare”, aggiunge saggiamente. E bisogna sapersi mettere in ascolto, cercando di non farsi sfuggire neanche una parola, quando parla una persona come lui. Eccovi il risultato della chiacchierata: buona lettura.

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