I lettori italiani? I più "forti" sono over 65!

Scritto da Alessandra Cicalini il 09-06-2010

I lettori in Italia? In maggioranza hanno tra gli undici e diciassette anni. Almeno, se guardiamo quelli che leggono almeno un libro all’anno. Perché se invece consideriamo quelli che ne leggono almeno uno al mese, ossia almeno dodici all’anno, il gruppo dai 65 ai 74 anni surclassa tutte le altre classi d’età. A dirlo, è il Rapporto 2009 dell’Istat sulla lettura dei libri in Italia, presentato il 12 maggio scorso. L’indagine si intitola ufficialmente “Aspetti della vita quotidiana” e rileva ogni anno l’abitudine alla lettura nel tempo libero degli italiani. In particolare, si parla dei connazionali sopra i 6 anni che leggono per il piacere personale e non per motivi di studio o professionali. Inoltre vi si danno informazioni sulla presenza o meno di libri in casa e di biblioteche domestiche, che si definiscono tali quando i volumi posseduti raggiungono almeno il centinaio. Il campione esaminato per il rapporto 2009 è composto da 19 mila famiglie, per un totale di 48 mila persone, sparse da Nord a Sud della Penisola. Partendo proprio dal dato geografico, si nota come i lettori siano concentrati soprattutto nella parte alta dello Stivale. Da un punto di vista sociale, poi, si osserva come leggano di più, oltre ai ragazzi, i laureati e in generale chi esercita professioni intellettuali, ma le differenze scolastiche e culturali si attenuano sempre nella fascia tra i 65 e i 74 anni, soprattutto se si considerano le donne: in questo gruppo le lettrici forti sono il 22,1% del totale, contro il 19,8,% della medesima fascia comprensiva degli uomini e il 18,7% dei ritirati dal lavoro.
Il discorso cambia a leggero svantaggio degli anziani, invece, se si considerano i lettori “deboli”, ossia gli italiani sopra i 6 anni che hanno letto da uno a tre libri all’anno al di fuori di quelli scolastici e di lavoro. In verità, si tratta dell’abitudine prevalente della maggioranza degli italiani, ma è pur vero che il 49% degli over 75 si colloca tra i lettori deboli, superati però dalle casalinghe (53%),
gli operai (55,3%),
i bambini e ragazzi fino a 14 anni (più del 48%) e dalle persone in cerca di prima occupazione (oltre il 51%).
In generale, l’Istat osserva come l’interesse per i libri scenda al salire dell’età se si guarda al gruppo dei soli lettori semplici (pari al 45,1% della popolazione sopra ai sei anni, ossia oltre 25 milioni di persone),
ossia di quelli che hanno letto almeno un libro all’anno. La disaffezione per le pagine scritte comincia a scendere già dopo i 35 anni, calando di ben il 50% rispetto al periodo precedente per scendere al valore più basso del 22,8% dopo i 75 anni.
Tutto sommato, perciò, si può concludere con un azzardo: considerati tutti i dati, gli anziani leggono abbastanza, e senza distinzione di sesso in particolare dopo i 75 anni, a differenza di quanto capita nelle altre fasce d’età in cui le donne restano sempre la schiacciante maggioranza.
Certo, permangono le differenze geografiche e culturali, ma se consideriamo che andando avanti con gli anni la vista spesso non è più quella di una volta, chissà che cosa verrebbe fuori se si analizzassero anche gli anziani che ricorrono agli audiolibri. È solo un’ipotesi, ma plausibile tenendo conto della dinamicità degli over 60 già più volte riscontrata. La palla torna dunque agli statistici: a risentirci l’anno prossimo.


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