Il ritorno del baratto, una moda "utile"

Scritto da Stannah il 01-02-2011

Prima si diceva baratto, oggi, più spesso, swap, l’inglese per “scambiare”. Lo scopo ultimo resta lo stesso: riusare gli oggetti o permettere che lo faccia qualcun altro al posto nostro può essere gratificante oltre che economicamente vantaggioso. Fino a una cinquantina di anni fa, gli italiani non avevano neanche bisogno di teorizzarlo: il passaggio di vestiti, mobili, calzature e anche di beni alimentari era pratica comune, soprattutto nelle classi sociali meno abbienti. I ricchi, certo, o gli aspiranti tali, cominciavano già a considerarlo indecoroso. Il boom economico ha spazzato via il comò della nonna e la naftalina. Negli ultimi anni l’inversione di tendenza: come mai?
La crisi c’entra, ma non solo: da qualche parte, in Occidente, ci si è cominciati a rendere conto che le risorse sono limitate e che l’usa e getta le farebbe finire ancora prima. E allora, vai con il riuso e il baratto, detto swap soprattutto su internet, luogo deputato non più solo all’e-commerce, ma anche al passaggio di beni e servizi da una persona all’altra. A pensarci bene, persino Hollywood si è accorta del cambiamento in corso con un film leggero come L’amore non va in vacanza, in cui le due protagoniste si scambiano la casa, senza badare a metratura e altri optional. Chi baratta, infatti, non si pone (almeno non troppo!) il problema del valore commerciale dell’oggetto che riceverà in cambio, bensì della sua utilità. D’altra parte, per chi proprio non vuole rischiare, esiste anche il luxury swap, per barattatori “high profile”.
Voi avete già provato il baratto del secondo millennio? Se volete prima farvene un’idea più precisa, esistono libri, siti internet e blog in cui se ne parla ampiamente. Buone letture e buoni scambi, amici!

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