Il ritorno dell'home-made

Scritto da Laura Cantoni il 26-10-2009

Il “fatto in casa” si può considerare una delle tendenze più significative degli ultimi anni: e non solo come semplice crescita quantitativa di un mercato.
La produzione autonoma di prodotti per la vita domestica, così come la manutenzione e il decoro self-made della casa certamente si affermano come strategie di risparmio delle famiglie, ma si incrociano anche con valori emergenti diventando espressione di nuovi stili di vita.
Da hobby limitato a fasce specifiche di consumatori, sovente un po’ impacciati e incapaci, non a caso visti con sospetto da rivenditori di viti e cacciaviti, il “fai da te” diventa oggi un modo evoluto e consapevole per affrontare con creatività le diverse esigenze della vita quotidiana.

Il “fai da te” riguarda una gamma di applicazioni sempre più ampia: l’alimentazione – pane, gelati; l’abbigliamento (è obbligatorio in questo caso il riciclo di capi usurati e fuori moda); la cosmesi – boom delle creme a base dei più svariati ingredienti naturali; i giochi – bambole di carta e relative casette da ritagliare e montare, sempre più attraenti per mamme e bambine; ma anche l’organizzazione di matrimoni con annessa auto-produzione delle partecipazioni, per arrivare alla produzione casalinga di vino. E chi lavora in ufficio tende sempre di più a preparare in casa anche il pranzo da portarsi via come sostituto molto meno costoso e più salutare rispetto al frettoloso panino del bar.
In effetti, il mercato segnala cifre importanti: nel 2008, anno notoriamente negativo (-2.9%) per i prodotti non alimentari, aumentano invece le vendite di piccoli elettrodomestici (2%) per pane, caffè, cura della persona. Anche il bricolage (+2.5) risulta uno dei pochi settori positivi – e Findomestic prevede che gli acquisti di beni per la manutenzione e le riparazioni della casa continueranno a crescere anche nel 2009.
E’ indubbio il risparmio sul piano economico del fai da te, anche se molte di queste attività richiedono ovviamente qualche investimento tecnologico: fare il pane in casa garantisce un risparmio del 60%-70%, a fronte di una spesa dai 50-200 euro per la macchina; 4 vaschette di yogurt costano in casa 50 centesimi spendendo 13 euro per una yogurteria (basic!); per un kit di buon vino, secondo Coldiretti, occorrono 500-1.000 euro: ma con l’uva di quest’anno si può produrre un litro di vino con meno di 30 centesimi; ed ancora, volendo fare le cose “in grande”, una mini-attrezzatura eolica di 500-800 euro garantisce un risparmio energetico del 80%.

Il “fai da te” in veste contemporanea si avvale dell’offerta di nuove tecnologie che lo rendono più efficiente, più efficace, più sicuro, adattabile a molteplici occasioni di uso e di consumo, e trova un forte stimolo nella distribuzione commerciale, che in tutti i canali (dai grandi magazzini, ai punti vendita specializzati, al negoziante di quartiere),
non solo sta ampliando la gamma dei prodotti, ma anche offrendo un supporto consulenziale ai consumatori.
I comportamenti che ruotano intorno all’home-made si modificano: a pratiche individuali o familiari risolte nella dimensione domestica, si aggiungono attività condivise-sociali, manutenzione degli ambienti la co-creazione di servizi, fino ad arrivare allo scambio di beni auto-prodotti.
Basti pensare alle nuove formule di asili per bambini, organizzati autonomamente da comunità di mamme (e peraltro agevolati da qualche contributo economico dalla amministrazione locale); ai cantieri-cooperative per l’autocostruzione; ai laboratori di auto-produzione di detersivi, ai pannelli solari, allo sviluppo di “Garden Community” per l’intervento diretto dei cittadini nella manutenzione del verde urbano e alla utilizzazione dei propri terrazzi, balconi e ringhiere non solo per la coltivazione di ortaggi ad uso domestico, ma anche per la salvaguardia di specie botaniche in estinzione.

Il mondo del fai da te oggi non si esaurisce quindi nella richiesta di risparmio/low cost, ma offre altri benefici alle persone e si nutre di nuovi valori.
Da una parte consente il consumo di prodotti di qualità e genuinità “controllata”; offre spazio alla espressività individuale e familiare aprendo anche stimolanti modalità di impiego “utile” e “dilettevole” del tempo libero; permette di riscoprire vecchie tradizioni rivisitandole in chiave moderna; risponde ad un bisogno di autenticità e di nuova autonomia rispetto alle offerte preconfezionate .
Dall’altra parte, trova anche alimento nella esigenza di un consumo “slow”, più meditato e consapevole, basato sui criteri della parsimonia non punitiva, della sostenibilità ambientale, della “frugalità” creativa.
Probabilmente la tendenza al fai da te non si esaurirà con l’auspicabile superamento di questa crisi economica, ma potrà affermarsi, almeno per parte della popolazione, come nuovo stile di vita, proprio perché si integra con atteggiamenti e comportamenti che trascendono la stretta necessità del risparmio.
Non a caso, secondo il periodico americano Time, il fai da te è una delle abitudini che cambieranno il mondo.

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