L'oggetto multi-uso per eccellenza? Il libro!

Scritto da Stannah il 11-04-2008

Lettore addormentato_Stannah.JPGQual è quell’oggetto che puoi usare per stirare per bene un foglio accartocciato oppure per pareggiare la gamba monca di un tavolo, che puoi tenere in testa per fare le prove di equilibrio o davanti a te per dormirci sopra, che ti può essere utile per imparare qualcosa di nuovo o semplicemente può divertirti senza bisogno di altra gente intorno a te?
Tre, due, uno… ok, chi non ha dato la risposta giusta non apprezzerà il post di oggi. Tutti gli altri possono continuare a leggere.
Leggere, appunto. Il 23 aprile torna la giornata mondiale del libro, una festa inventata dall’Unesco nel 1996 per celebrare non solo l’oggetto multi-tasking per eccellenza, ma anche gli autori che si nascondono dietro ogni opera scritta. La scelta della data non è casuale: in quel giorno, oltre quattro secoli fa, ossia nel 1616, scomparvero Miguel de Cervantes, William Shakespeare e Garcilaso de la Vega.

Una coincidenza curiosa, insomma, di quelle che piacerebbero a molti scrittori, di sicuro a tutti quelli che hanno il ritmo nel sangue, come Nick Hornby , autore inglese famoso (tra le altre sue opere) per aver tratteggiato con ironia garbata il tipico tifoso di una squadra di calcio, nel suo romanzo intitolato “Febbre a 90°, diventato anche un film nel 1997.
Qualche anno dopo (nel 2003) Hornby si è calato nei panni del recensore di libri altrui per la rivista londinese “The Believer”; ma il ruolo non gli è sempre andato a genio, come racconta nel libro uscito in Italia per Guanda, nel 2006, con il titolo “Una vita da lettore”.
“Perché dovremmo leggere un libro?”, si domanda lo scrittore.


Lui una risposta ce l’ha: perché non c’è niente di più divertente e interessante che si possa fare in alternativa.
Eppure, ammette, non tutti i libri sono appassionanti; alcuni, anzi, possono farti precipitare in una sorta di depressione cosmica, quando ti accorgi, com’è successo a lui con la fantascienza, che non capisci nulla dell’argomento di cui quelle pagine stanno parlando.
Ed è questo uno dei motivi che, all’inizio, gli hanno fatto temere di non essere in grado di tenere in piedi addirittura una rubrica specializzata sui libri. Il criterio con cui sceglie cosa leggere, infatti, è del tutto personale e in ogni caso assai distante da quello adottato dai critici con la C maiuscola.

A lui “il linguaggio” interessa fino a un certo punto. Cioè, se ne preoccupa solo se può servire a rendere un brano più piacevole, non per la bellezza in sé della prosa. In definitiva, Hornby si annoia “a leggere certi libri”. E la noia, aggiunge, è un problema che molti di noi associamo alla lettura. Perciò poi, dopo una dura giornata di lavoro, preferiamo accendere la tv piuttosto che aprire un volume di storia contemporanea o un saggio di politica internazionale, oppure anche l’ultimo vincitore di un prestigioso premio letterario…

Che fare per superare la faticadi estrarre un libro (già un po’ impolverato) dallo scaffale e riscoprire (o scoprire) che nelle pagine che lo compongono si nasconde un’esperienza magnifica?
Hornby dà alcuni consigli.
Primo. Non vi curate di quello che dicono i critici e i vostri amici intellettuali. Se a voi l’ultimo “Booker Prize” non vi sa di nulla, non leggetelo: non vi succederà niente.
Se viceversa siete attratti dal “Codice da Vinci” perché, semplicemente, vi piace, lasciate stare sempre i saputelli di cui sopra che vi guarderanno con faccia spocchiosa, e andate avanti. Alla fine sarete ancora più soddisfatti di voi e farete mangiare il fegato a loro.
In definitiva, leggete di tutto, consiglia Nick, purché non vediate l’ora di riprendere in mano il vostro libro.

Semplice, no? Non sempre, onestamente. Per esempio, non è sempre facile seguire Hornby nelle descrizioni dei libri di cui ha parlato sulla sua rubrica, soprattutto perché di molti, in Italia, non si è mai sentito parlare. Poco male, direbbe di certo l’autore, basta saltare e passare ai nomi che ci attirano, magari anche solo per il suono dei titoli sotto i nostri occhi.