L'otto marzo e la storia al femminile...

Scritto da Alessandra Cicalini il 04-03-2009

RITA LEVI MONTALCINITra gli studiosi il dibattito è aperto: la storia del mondo è stata fatta dagli uomini o dalle donne? A una domanda del genere non si può rispondere brevemente, tanto meno può farlo un blog. Tuttavia, se è abbastanza chiaro che dietro ai grandi uomini di ogni tempo c’è sempre almeno una donna che li ha sostenuti e incoraggiati (la loro madre: pensate a Freud e al complesso d’Edipo!),
non è altrettanto automatico individuare “le grandi” dell’umanità.


Solo da una decina d’anni, per dire, si è diffusa una collana di libri (curata da Georges Duby) dedicata alla storia delle donne. Per il resto, il grosso delle pubblicazioni “in rosa” mettono in luce soprattutto quelle che hanno avuto un ruolo o un riflesso nel movimento femminista. Il che, per fortuna, ha permesso di scoprire figure altrimenti destinate a restare pressoché ignote alla maggioranza delle persone, come per esempio la grandissima scrittrice Joyce Lussu, compagna di vita di Emilio Lussu, fondatore del movimento della resistenza “Giustizia e Libertà”.

Ma lascio alla politica i dibattiti, tuttora accesi, sulla parità tra i sessi (penso alle quote rosa e alle divisioni che tuttora sussistono in Italia e non solo, sulla necessità o meno di introdurle; e penso anche alle reazioni contrastanti alla notizia data appena ieri sull’invio alla Commissione europea della proposta di legge italiana che eleverà a 65 anni l’età del pensionamento delle donne dipendenti della pubblica amministrazione).
Mi sembra invece più interessante parlare di qualcuna di queste signore che hanno segnato la storia, nell’arte, nella politica, nella società.

Artemisia Gentileschi era la figlia di Orazio Gentileschi, pittore del Seicento. I suoi dipinti molto realistici e sensuali sono tuttora modernissimi. La sua adolescenza fu segnata da una terribile esperienza, ma l’intelligenza e la bravura della giovane artista seppero riscattarla e consegnarla all’immortalità dell’arte.

Difficile non attribuire le doti della spregiudicatezza e della scaltrezza a Zelle Margherita Geltrude, in arte Mata Hari, l’affascinante spia di origine olandese (famosa per il suo ballo dei sette veli),
passata da un’infanzia difficile all’impiccagione a soli 41 anni, il 15 ottobre del 1917.

Una voce dolente e un talento per la musica unico hanno segnato la vita di Nina Simone, nome d’arte di Eunice Waymon, che nella vita avrebbe voluto fare la pianista e invece ha finito per incarnare nel jazz i sogni di riscatto dei neri d’America.

Anche la politica ha avuto esempi di donne “di ferro”, anche se la prima che si è fregiata di questo titolo è stata Margaret Thatcher, primo ministro britannico per oltre un ventennio. Oggi l’ex premier britannico vive la sua ultima battaglia contro la demenza, ma non c’è dubbio che di lei continueranno a parlare anche le generazioni future.

C’è infine un esempio femminile veramente straordinario nella scienza, un settore ancora oggi non molto frequentato dalle signore: a quasi cento anni (è nata il 22 aprile del 1909!),
Rita Levi Montalcini è stata insignita del premio Nobel per la medicina nel 1986 e continua a stupire per la sua energia e lucida intelligenza.

Lo testimoniano le sue parole pronunciate durante il programma “Che tempo che fa” di Fabio Fazio, qualche mese fa. Interrogata sull’amore, una delle caratteristiche generalmente ritenuta motore delle azioni delle donne e molto meno degli uomini, la senatrice avrebbe risposto: “L’amore non è la chiave di niente, la chiave è la curiosità”.

Mi verrebbe da risponderle, scherzosamente, che la curiosità è femmina. Più seriamente, invece, credo che soltanto la conoscenza, e prima ancora la predisposizione all’apprendimento del nuovo, catturato dagli eventi che ci capitano e ancora di più dalle persone che incontriamo, renda tutti, donne e uomini, liberi.

Mi sembra il migliore augurio alle donne di tutto il mondo, soprattutto a quelle che stanno ancora combattendo contro pregiudizi e oppressione.
Siete d’accordo? Buon otto marzo!

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