Scritto da Stannah il 17/12/2009

Natale, festa vera o corsa al consumo?

Charlie Brown lo notava sempre con un certo sconcerto: già due mesi prima di Natale il supermarket vicino a casa era pieno di dolci e decorazioni della festa più famosa dell’anno. E pensare che quelle strisce di Charles Schultz risalgono ad almeno gli anni Settanta.

Pian piano, il fenomeno si è diffuso anche da noi, però in questi ultimi anni, complice anche la crisi economica, è diventato possibile comprare panettoni sotto costo già a ottobre… certo, per chi sta tirando un po’ la cinghia fa comodo poter risparmiare qualcosina anche sul dolce simbolo del Natale, però fa uno strano effetto osservare i cestoni delle offerte civetta in mezzo ai festoni di Halloween o agli ultimi maglioni leggeri di fine estate. Sembra quasi che si abbia paura di restare a secco di viveri e beni ed è una bizzarra contraddizione se pensiamo alla quantità di merci che circola abitualmente intorno a noi.

Un analogo meccanismo si scatena con la corsa ai regali: gli ultimi giorni prima della festa si vedono facce disorientate mentre si aggirano tra peluche e orsacchiotti o mentre soppesano un cadeau. Prima di riempire il carrello o di comprare un oggetto qualsiasi giusto perché si deve, bisognerebbe invece respirare più profondamente e riflettere sui nostri gesti: piacerà davvero quel che stiamo comprando o è solo un modo per colmare il nostro senso di colpa per non esserci fatti vivi da troppo tempo con il destinatario del nostro regalo? Che senso ha per noi il Natale? In una celebre poesia dedicata alla festività del Venticinque dicembre, Giuseppe Ungaretti rivendica il diritto a restarsene “con le quattro capriole di fumo del focolare”.

Non dobbiamo per forza affannarci, amici: per qualcuno di noi il Natale può essere anche sinonimo di silenzio e di sobrietà. Pensiamoci prima di correre al più vicino centro commerciale. Buoni preparativi a tutti.

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