Un mondo di tartarughe è possibile...

Scritto da Stannah il 21-03-2008

Garfield
Ti senti più lepre o più tartaruga?

Immaginate: siete dal parrucchiere (o dal barbiere) e state sfogliando una rivista. A un certo punto vi cade l’occhio su un quiz psicologico con una domanda di questo tipo.
È abbastanza intuitivo immaginarne la risposta: le lepri corrispondono ai tipi umani abituati a correre, a schizzare, anzi, da un impegno all’altro. Si sentiranno al contrario tartarughe i pigri, più inclini alla pennichella post prandiale rigenerante piuttosto che al pasto-lampo al bancone di un bar.
Anche quando non sono per niente credibili, questi quiz hanno un pregio: ci fanno ragionare sui nostri stili di vita, a prescindere se sia meglio essere iperattivi o fannulloni.
Pensiamoci su, del resto: correre troppo quando non è necessario fa male, a noi, innanzitutto, ma anche alle persone che ci stanno intorno. Lo stesso si può dire nel caso contrario: se sono tutti lì che aspettano solo noi, per la consegna di un lavoro o anche per andare insieme al cinema, non è proprio carino (oltre che poco produttivo) ritardare troppo.

E tuttavia, nella nostra società è assai più facile imbattersi in lepri che non in tartarughe

Tra le prime, tra l’altro, vi sono un sacco di “tartarughe mascherate”, ossia di persone che, se potessero, scapperebbero sul primo atollo tropicale anziché restarsene incolonnati in autostrada verso l’ufficio o attaccati allo schermo di un computer per ore e ore.
C’è in definitiva un sacco di gente, tra noi, che non fa altro che sognare il momento in cui riuscirà a rallentare, a fermarsi… ma sono pochi, però, quelli che davvero ci riescono.


Tra i fortunati che ce l’hanno fatta c’è Carl Honorè, giornalista canadese che vive a Londra. È lui l’autore del libro, uscito in Italia per Sonzogno, dal titolo “…E vinse la tartaruga”, sottotitolo: “Elogio della lentezza, rallentare per vivere meglio”.

Il libro prende spunto da un’intuizione che ha colpito l’autore mentre stava per salire su un aereo.
Diavolo, deve essersi detto, hanno inventato finalmente le fiabe da un minuto, così la sera non devo perdere troppo tempo per far addormentare mio figlio…
Un attimo dopo aver formulato il pensiero di un pragmatismo che farebbe invidia a un computer, Honorè si è svegliato. Diamine, ma mi costa così fatica stare con mio figlio tanto da doverlo liquidare in pochi minuti? Perché, che cosa ci faccio del tempo sottratto a lui?
Non molto, si è risposto.

Ed è stato così che Honorè si è preso un anno sabbatico durante il quale ha girato quei luoghi del mondo che hanno elevato la lentezza a regola principe per una vita più autentica, dall’Italia dello slow food all’Oriente dei bonzi. Non solo. Il giornalista ha fatto visita anche ai luoghi a più alta concentrazione di lepri, ossia il Giappone , la terra che ha coniato addirittura una parola, “Karoshi”, per indicare la morte da superlavoro.

Il libro si chiude con un messaggio chiaro, proveniente dalle giovani generazioni: tra loro, riferiscono i selezionatori del personale della maggior parte dei Paesi industrializzati, in molti sarebbero disposti a percepire stipendi più bassi pur di riuscire a lavorare un pochino meno. Risposte di questo tenore sarebbero state quasi inimmaginabili solo una generazione fa.

In definitiva, se avete scelto di essere lepri o se vi siete ritrovati a esserlo senza neanche sapere il perché, sappiate che da qualche parte, in molte parti anzi, rallentare è possibile. Per cominciare, basta distendere i muscoli del viso e assumere un’aria più sognante: somigliare insomma, almeno un po’, alla tartaruga raffigurata nell’edizione italiana del libro di Honorè.

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