Agosto, lunario dei giorni di quiete

Scritto da Paolo Ferrario il 13-08-2010

A metà agosto ci sono già i segni dell’estate che sta finendo: la rottura del caldo e le prime piogge, la luce calante, le temperature più fresche, le foglie che cominciano ad ingiallire.
E’ in questo periodo dell’anno che il tempo ci appare in tutte le sue varie dimensioni e aspetti: forse è proprio ora il momento in cui ne abbiamo una più acuta percezione e, quindi, possiamo farne oggetto di riflessione condivisa.
Le società moderne del mondo occidentale hanno cicli temporali molto definiti, tali da influenzare potentemente la vita quotidiana. Se mettiamo sotto osservazione la singola giornata, possiamo scandire il tempo del lavoro, quello del trasporto e quello della casa (vitto, relax, sonno). Se invece assumiamo come riferimento l’intero anno, allora vediamo nitidamente che la più forte linea di frattura è fra gli undici mesi di attività produttiva e questo agosto di “ferie”, “vacanze”, “ozio”, “pigrizia”.
Negli anni Sessanta, durante la fase del cosiddetto “boom economico”, si parlava molto sulla stampa quotidiana e nelle ricerche socio demografiche di tempo libero, alludendo con questo termine al “tempo libero dal lavoro”. Nel passato gli uomini e le donne dovevano faticare molto. Accadeva loro di alzarsi molto presto e di andare a letto altrettanto tardi. Il lavoro in fabbrica aggrediva il corpo degli operai e causava malattie professionali. Inoltre, si andava in pensione con un fisico deteriorato e si moriva dopo pochi mesi di riposo. Oggi la situazione è parzialmente migliorata e cambiata: il lavoro tende a diventare merce rara (anche perché viene esportato in altre parti del globo) e si estende sempre di più l’esigenza di dotare di senso lo spazio temporale giornaliero e settimanale del non-lavoro.
Certamente, dentro questo quadro, ci sono sfumature e variazioni dovute al reddito, all’età, alla struttura familiare, al territorio di abitazione: tuttavia la tendenza è quella succintamente descritta. Così la vacanza, da fenomeno riservato solo alle élites, è diventata comportamento di massa, cioè consumo accessibile a sempre più ampi gruppi di popolazione.
Queste dinamiche temporali vanno a definire oggi due vere e proprie tipologie di personalità: quelle cui piace “andare” (per esempio in luoghi esotici e perfino pericolosi) e quelle cui piace “stare” nel proprio ambiente di vita, magari per riscoprirlo con ritmi più dilatati. Naturalmente l’industria turistica investe molto sui clienti del primo tipo: il target del viaggiatore è accuratamente scandagliato per studiarne gusti, propensioni, potenziali di spesa, abitudini, desideri. Anche lo “stare”, naturalmente, è oggetto di azione economica, per tutti gli addetti all’apparato organizzativo del turismo.
l’effetto sui luoghi è noto: città che si svuotano e località di mare, montagna, laghi e collina che si riempiono di nuovi abitanti di passaggio. E poi, col finire dell’estate, la dinamica opposta.
In tutti questi movimenti è soprattutto il tempo a entrare in gioco: è come se questo respiro sociale (svuotamento e riempimento dei luoghi) facesse vedere l’invisibile scorrere dei minuti, delle ore, dei giorni.
E’ stato lo sviluppo storico dell’occidente (con una più intensa accelerazione negli ultimi trecento anni) a costruire il nostro concretissimo modo di organizzare socialmente e di vivere interiormente questo enorme valore esistenziale che ci è consegnato dal momento della nascita.
l’individuo da sempre combatte contro il tempo. Da come stabiliamo il rapporto con il tempo si determina anche il nostro stato di salute fisica e di benessere interiore. “Ogni ora che gocciola via non è solo uno scatto dell’ideale orologio cosmico, è soprattutto una porzione della nostra vita che si consuma“, dice Gianfranco Ravasi in uno dei suoi Lunari (si veda la nota bibliografica in fondo). Il Lunario appartiene alla tradizione cinquecentesca e lega la sua immagine a un libro che riporta i giorni del mese, le fasi della luna, i santi, le feste, le fiere e le previsioni meteorologiche. E’ un servizievole strumento operativo che ci può tenere compagnia per un intero anno, per consultarlo e ragionarci sopra, anche allo scopo di illuminare le esistenze e prendere le decisioni. Sicuramente il Lunario è un libro adatto allo stare, quando cioè non si è distratti dall’andare compulsivo.
Un altro autore di lunari, Armando Torno, nel libro Le virtù dell’ozio, ci ammonisce che “qualcuno ci sta rubando il tempo“. Si possono scorrere le sue pagine come un manuale di recupero dell’ozio, ossia “quell’alveo entro cui possiamo far scorrere noi stessi“. l’autore diffida delle nuove tecnologie. Il progresso, dice Torno, ha migliorato la vita, ma non ci lascia più tempo. Per esempio, sarebbe indispensabile limitare l’uso del telefono, senza preoccuparsi delle reazioni degli altri: “Si limiteranno a dire che con voi è impossibile parlare“. In vacanza bisogna evitare le gite organizzate e chi ci vuole spiegare il significato delle opere d’arte. Meglio ancora: non viaggiare nello spazio, ma nella fantasia, sulle ali dei libri. Se poi è davvero impossibile non guardare le partite di pallone, almeno evitare di perdere tempo con gli accesi e logorroici dibattiti sportivi. Il cinema è un mezzo visivo che fa abbastanza eccezione, perché “resta un rifugio per oziosi“, avidi di avventure immaginarie. Meglio ancora un film comico che uno impegnato, perché “l’ozio gode e gratifica quando si è di buon umore”.
Per godere dell’ozio bisogna imparare a fare buon uso del proprio tempo, questa inafferrabile zona che la modernità cerca di colonizzare con l’ansia del consumare. Quindi concediamoci passeggiate e teniamo sotto controllo il tempo riservato al lavoro produttivo, ma anche a quello cosiddetto “libero”. Per farlo sarà utile una “biblioteca degli oziosi”, con Epicuro, Seneca, Petrarca, Leon Battista Alberti, Montaigne o il più moderno Pierre Sansot (si guardi ancora in basso) che ci suggerisce la lentezza come ritmo giusto della vita e che passa attraverso questi gesti: andare a spasso, ascoltare, sognare, aspettare, scrivere, sorseggiare un bicchiere di vino buono, cantare moderatamente.
Alla fine di queste riflessioni affiora, però un dubbio: non è che un ozio così faticosamente riscoperto e tutelato diventi ancora un lavoro? Nel frattempo, conviene goderselo, magari aiutati da buoni libri come quelli con cui mi congedo da questo scritto. Buone ore liberate a tutti.

Letture consigliate sul tema dell’ozio
– Guido Davico Bonino, Lunario dei giorni di quiete, Einaudi, 1997;
– Gianfranco Ravasi, Le parole e i giorni: nuovo breviario laico, Mondadori, 2008;
– Pierre Sansot, Sul buon uso della lentezza: il ritmo giusto della vita, Pratiche Editrice, 1999.

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