Scritto da Stannah il 30/06/2008

Una casa dal cuore... moltiplicato per undici!

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Dopo l’Asamsi, eccovi un altro esempio di chi “fa davvero comunità” dando una mano agli altri: viaggio tra le nonne della casa-famiglia “Tina”

Nonna.jpgQuando qualcuno racconta quello che fa nella vita, è più facile capire quanto ne sia davvero innamorato dai piccoli dettagli piuttosto che da lunghe spiegazioni tecniche.
Nel caso di Clementina Spairani e della sua casa-famiglia “Tina” che si trova a Casteggio, in provincia di Pavia, l’amore per il proprio mestiere s’intuisce tutto dall’insistenza con cui descrive i “ventidue occhietti vispi” delle sue undici “nonne”.

La signora Clementina, infermiera professionale, le chiama appunto “nonne”, né ospiti né degenti, ma nel dirlo non si sente neanche un’ombra di affettazione. Per lei, semplicemente, sono persone che hanno ancora un gran desiderio di vivere e Clementina non fa che esaudirlo.

“Le mie nonne mangiano il filetto, sa?”
, continua, “mica quella roba del discount. Addirittura l’olio lo faccio arrivare direttamente da Peschici, mentre per la frutta e la verdura ci serviamo dal nostro orto“.
Oltre alla dieta, Clementina pensa naturalmente anche all’igiene personale, alle cure mediche e al divertimento delle undici anziane che vivono nelle due diverse abitazioni che compongono la sua struttura. “Ho cominciato quest’attività diciotto anni fa, dopo aver lavorato in ospedale e poi da privati. Ma io volevo fare di più…”, racconta, “così, quando i miei genitori sono scomparsi, mi son ritrovata questa casa grande e quella del fratello di mio papà”.
Con non pochi sforzi, Clementina ha trasformato le case di famiglia in “casa-famiglia”, mantenendone il calore, il senso d’accoglienza e l’affetto che circolavano quando i suoi cari vivevano ancora.

Tra le “nonne” che si sono succedute dagli inizi a oggi (la più vecchia ha 102 anni!),
ogni tanto si infila anche qualche “nonno” e quando capita, per la maggioranza femminile è una festa: “Lo viziano, lo coccolano, insomma, se lo contendono!”, sorride divertita Clementina.
Anche senza maschietti, però, le vecchine non si annoiano comunque: “C’è una volontaria che fa loro compagnia e le fa uscire, anche se purtroppo, fino a pochi giorni fa, con il maltempo che c’è stato, han potuto fare poco”.

Clementina, però, ha studiato altre soluzioni per animare la loro giornata: “Ogni tanto fanno i ravioli”, dice, “si mettono lì a impastare e poi usano il rullino… vedesse che macelli!”, esclama materna. Ognuna di loro, poi, ha il suo piccolo innaffiatoio con cui cura la propria piantina. “Tra loro si scatenano delle vere e proprie gare, sa? Ogni tanto litigano pure, ma basta che le rimprovero un pochino che subito torna l’armonia!”.

Il momento più bello, però, è quando si lasciano andare ai ricordi: “Mi raccontano le loro avventure, i loro amori giovanili, insomma si aprono del tutto: e quando capita, vuol dire che hai conquistato del tutto la loro fiducia”.


In un clima così piacevole, anche l’addio a una nonna non diventa mai un trauma, almeno per le altre: Clementina è brava a tener separate le ospiti malate dalle sane. Però si capisce, eccome, che del peso emotivo si fa carico lei. È una donna forte, Clementina, ma in questo periodo ha un cruccio: “Ho 65 anni e nessuno che possa prendere il mio posto: che ne sarà di questa struttura?“.

La signora Spairani ha paura che non le sopravviva perché i costi di gestione, pagati esclusivamente da lei senza l’aiuto di nessuno, sarebbero troppo alti per il Comune, la Provincia. “Ho scritto più volte a Formigoni, ci ho anche parlato: è stato sempre molto gentile, ma non ha potuto promettermi nulla”.

Il fatto è che, lamenta Clementina, “in Italia le case-famiglia per anziani sono poco valorizzate”. Si preferiscono, sostiene, “strutture più grandi”, forse, diciamo noi, un po’ più anonime.
Subito dopo aver manifestato il suo timore, però, la signora si rianima parlando dei suoi nipotiche vivono a Milano e Sirmione con le figlie: spesso vengono a trovarla. “Quando non ne vedo uno in giro, capisco: è andato dalle nonne cui vogliono un gran bene”.

Clementina ha anche un cagnolino, ormai adottato da tutto il gruppo e, si sa, quanto il contatto con i piccoli animali domestici faccia bene agli anziani.
Insomma, il tempo per deprimersi non c’è: “Lavoro 365 giorni all’anno e quando vado fuori, anche se ormai è buio, devo tornare per forza!”.

Deve tornare dalle sue nonne, Clementina, le stesse che le hanno ispirato la poesia che apre il calendario da lei realizzato a inizio di quest’anno. “Io non ho studiato, però ho sentito l’istinto di scrivere queste parole, così le ho buttate giù”.

Non avrà studiato, Clementina, ma i suoi versi danno i brividi.
Ve li riportiamo qui di seguito, perché possiate scoprire anche voi un piccolo frammento di questa preziosa persona. Prima di lasciarvela, però, permettetemi di salutarla ancora: gentile signora Clementina, è stato davvero un onore conoscerla, anche solo per telefono. Glielo ripeto: appena possibile, verrò a trovarla. Promesso!

“Ringrazio:
– coloro che capiranno le mani che tremano e il mio cammino stanco
– coloro che parleranno con voce alta per risparmiare l’umilizione della mia sordità
– coloro che cortesemente fingeranno il non vedere durante i pasti, quello che io faccio di scomposto
coloro che mi offriranno un sorriso, una parola bella, un po’ del loro tempo
– coloro che sapranno farmi rivivere i bei ricordi del tempo passato
– coloro che mi sapranno ascoltare con pazienza quando io ripetero’ le stesse cose
– coloro che mi aiuteranno sopratutto quando non l’avevo chiesto
– coloro che si accorgeranno che la mia vista si è annebbiata e mi porgeranno una mano
– coloro che mi compatiranno e non mi faranno sentire il peso del mio pensiero che cammina a rilento
– coloro che mi staranno accanto e mi ricorderanno che sono sempre viva e interessante anche se so che non è così
– coloro che mi faranno capire che c’è ancora qualcuno che mi ama e mi
pensa
– coloro i quali non mi grideranno ‘vecchiaccia non capisci niente
stai zitta’
– coloro che busseranno alla porta della mia solitudine e ricordandosi del mio compleanno con un piccolo fiore
– coloro che riusciranno a ricordarsi e fare bene tutte queste cose quando sarò sulla soglia dell’eternità mi ricorderò di loro presso il nostro Signore.”


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