L'influenza di tipo A e la pandemia: ecco cosa aspettarci questo autunno

Scritto da Massimo Tanzi il 18-09-2009

L’influenza è una patologia ad elevato impatto sanitario a livello mondiale, responsabile di significativi costi economici, personali e sociali.
Sulla base di modelli crono-epidemiologici, una pandemia influenzale può essere attesa in media tre o quattro volte in ogni secolo. l’alto grado di variabilità degli antigeni virali è responsabile dell’emergenza di epidemie stagionali ricorrenti e, occasionalmente, di pandemie.
I virus influenzali sono largamente diffusi in diversi ospiti animali, uomo compreso.
Negli ultimi anni sono emerse numerose segnalazioni, riguardanti ad esempio infezioni umane causate da virus aviari dotati di elevata patogenicità. Questi ultimi, attraverso meccanismi di adattamento genetico, potrebbero acquisire la capacità di trasmettersi efficientemente da uomo a uomo.

Inaspettatamente, fra marzo e aprile di quest’anno, un nuovo virus influenzale di tipo A di origine suina – A(H1N1)v – è emerso in Messico e negli USA ed è risultato in grado di diffondersi efficientemente da persona a persona.

Nel mese di giugno, l’Organizzazione mondiale della sanità ha indicato il nuovo virus come il vero protagonista della prima pandemia del nuovo millennio. Le caratteristiche preoccupanti di questo virus sono: il nuovo aspetto antigenico, per cui tutta la popolazione è a rischio di ammalarsi; la capacità acquisita di trasmettersi da uomo a uomo in modo efficace.

Le autorità sanitarie nazionali hanno organizzato da subito una sorveglianza attiva, per confermare ogni singolo nuovo caso di malattia attraverso una rete di laboratori di riferimento, per tenere sotto controllo il livello di rischio e mettere a punto misure appropriate di risposta alla nuova emergenza.

Questa nuova influenza pandemica si è diffusa però a livello internazionale ad una tale velocità (i virus responsabili delle passate epidemie stagionali hanno avuto bisogno di più di sei mesi per mostrare lo stesso livello di diffusione raggiunto dal nuovo virus A/H1N1 in meno di sei settimane) da rendere ora molto difficile, se non impossibile, continuare il monitoraggio dei singoli casi; oltretutto, non risulta più essenziale contare il numero complessivo di eventi.

Quindi, nella seconda metà del mese di luglio, l’Oms ha deciso di modificare il contenuto dei rapporti relativi all’infezione da A(H1N1)v: tutti i Paesi sono tenuti a segnalare solo eventi non comuni, come i casi con infezione da A(H1N1)v che richiedono l’ospedalizzazione o casi clinici inspiegabili o inusuali associati a esiti gravi o mortali.

In Italia, così come negli altri Paesi, i casi sono destinati ad aumentare, sino ad oggi in assenza di decessi notificati. La maggior parte dei casi si è riscontrata in soggetti di ritorno da viaggi internazionali.
Il virus A(H1N1)v causa una patologia lieve nelle persone sane, mentre quasi tutti i casi gravi o letali si sono evidenziati in soggetti in condizioni di salute precarie (obesi con indice di massa corporea superiore a 30) o particolari (donne in stato di gravidanza) o in pazienti affetti da malattie croniche (ad esempio: diabete, bronchite cronica e asma, tumori, stati di immunodeficienza).

La trasmissione da uomo a uomo del virus dell’influenza suina si può verificare per via aerea attraverso le gocce di saliva di chi tossisce o starnutisce, ma anche per via indiretta attraverso il contatto con mani contaminate dalle secrezioni respiratorie. Per questo è consigliata una buona igiene delle mani e delle secrezioni respiratorie per limitare la diffusione del virus.

I soggetti malati sono potenzialmente contagiosi per un periodo di circa 7 giorni dall’inizio della sintomatologia, più il giorno precedente l’insorgenza dei sintomi.
I bambini, soprattutto i più piccoli, potrebbero diffondere il virus per periodi più lunghi.
I sintomi sono quelli classici di un’infezione acuta dell’apparato respiratorio: febbre ad esordio rapido (superiore a 38 gradi),
mal di gola, tosse, malessere generale.
Attualmente, i viaggi internazionali non sono soggetti a limitazioni. Tuttavia, in presenza di sintomi influenzali e dopo un viaggio all’estero, ci si dovrebbe rivolgere al proprio medico curante.

Quale sembra essere la più efficace misura di prevenzione? Indubbiamente il vaccino specifico contro il virus A(H1N1)v, il quale è in via di allestimento e dovrebbe essere pronto in autunno.
Il ministero della Salute mira a vaccinare circa il 40% della popolazione, offrendo in via prioritaria la vaccinazione al personale sanitario, che dovrà assistere i malati, e ai soggetti a rischio di complicanze.
Entro gennaio 2010 si pensa di estendere la vaccinazione ai bambini e ai giovani adulti nella fascia d’età 2-27 anni che, maggiormente suscettibili all’infezione, potrebbero diventare diffusori della stessa.
Un ciclo vaccinale è costituito da due dosi di vaccino.

In attesa del vaccino contro l’influenza A (H1N1), i farmaci antivirali (oseltamivir, zanamivir) sono fondamentali per la terapia dei pazienti e per la profilassi dei soggetti esposti. Tuttavia va evitato un uso improprio di tali farmaci, con inutile consumo delle scorte disponibili e con possibile induzione di resistenze nei ceppi virali. Pertanto, gli antivirali vanno assunti solo in caso di necessità e solo dopo prescrizione medica: devono essere presi in considerazione per soggetti ad elevato rischio di sviluppare complicanze gravi. Il trattamento terapeutico dura 5 giorni, quello profilattico 10. Il ministero della Salute ha attivato un servizio di informazione/call center sull’influenza A(H1N1) al numero verde 1500.

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