Scritto da Massimo Tanzi il 08/05/2009

L'uso "etico" dei farmaci

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pasticcheIn Italia sono milioni le persone che ricorrono all’utilizzo di medicinali o farmaci.
Il termine “medicinale” o “farmaco” possiede una definizione legislativa univoca.
Si intende con questo termine “ogni sostanza o composizione avente proprietà curative o profilattiche delle malattie umane o animali, nonché ogni sostanza o composizione da somministrare all’uomo o all’animale allo scopo di stabilire una diagnosi medica o di ripristinare, correggere o modificare funzioni organiche dell’uomo o dell’animale“.
Benché questa definizione possa essere oggetto di riflessioni relative ai suoi contenuti, bisogna specificare che i prodotti tradizionali registrati come “medicinali” vengono classificati in tre grandi gruppi.


1) Medicinali da banco:
sono i prodotti di automedicazione che possono essere acquistati liberamente senza necessità di prescrizione medica e che possono essere pubblicizzati.
Il fatto che rappresentino medicinali di libera vendita non implica che non abbiano effetti collaterali, controindicazioni e avvertenze particolari. Tuttavia, per la natura del principio attivo o per il dosaggio impiegato, sono stati giudicati sufficientemente sicuri.

2) Medicinali senza obbligo di prescrizione:
possono essere considerati analoghi ai precedenti, ma è vietato pubblicizzarli. Rappresentano il classico medicinale “da consiglio” che il farmacista è autorizzato a proporre, a propria discrezione, in base alle problematiche esposte dal cliente.

flacone3) Farmaci etici:
sono i farmaci che richiedono la prescrizione medica e che, di conseguenza, possono essere venduti solo se l’acquirente è munito dell’opportuna ricetta.
In ogni caso, il farmaco etico non è un medicinale di automedicazione. Quindi, se ne avete in casa una quantità in avanzo da una precedente terapia prescritta da un medico, non riassumetelo di vostra iniziativa, neppure se i sintomi vi sembrano essere gli stessi.

Meritano un accenno a parte i farmaci “equivalenti”, precedentemente chiamati “generici”. Sono farmaci con obbligo di prescrizione medica, sostanzialmente identici al prodotto originale dell’azienda farmaceutica e quindi al “prodotto di marca o etico”, che vengono immessi in commercio una volta scaduto il brevetto e che, avendo un costo decisamente inferiore al “collega” di marca – in media, almeno il 20% in meno -, possono consentire risparmi significativi sia al paziente che al Servizio sanitario nazionale. Infatti la scadenza brevettale e la conseguente immissione sul mercato di farmaci “equivalenti” a base della stessa molecola attiva costituisce per il Ssn una grande opportunità di risparmio, calcolato sino ad oltre il 50%.

Però, tra farmaci etici e generici non è solo la differenza di prezzo che conta: i primi hanno un “copyright” che impedisce, ai produttori dei secondi, di utilizzare gli eccipienti uguali “all’originale”.
Esiste quindi una differenza tra farmaci etici e generici: essa consiste nel modo in cui avviene l’attivazione del principio attivo, nel tempo in cui agisce e nella velocità alla quale viene eliminato dall’organismo. L’azione finale del farmaco rimane invariata.

attenti ai farmaciIn conclusione, possiamo dire che si è sviluppata negli ultimi tempi una maggiore coscienza collettiva, e di conseguenza una nuova politica farmacoeconomica, dettata dalla “sostenibilità dei costi”, che significa un prezzo adeguato per ogni farmaco, tale comunque da garantire la qualità e la sicurezza del prodotto.
Il farmaco è dunque un bene necessario che, pur essendo diventato per molti di noi un bene di uso pressoché quotidiano, non può essere considerato un prodotto di consumo qualsiasi in quanto ha un’elevata specificità, fondamentale per la tutela della salute dei cittadini e il miglioramento della qualità di vita dei pazienti.

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