Scritto da Massimo Tanzi il 08/06/2012

Sindrome da immobilizzazione

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Come definizione della sindrome da immobilizzazione (SI),
o ipocinetica o da allettamento, si intende un insieme di segni e sintomi a carico di vari organi ed apparati, che si manifesta quando una persona è costretta all’immobilità (a letto o mantenendo un altro tipo di decubito obbligato) per un periodo sufficientemente lungo, indipendentemente dalla causa e/o dalla malattia che l’ha provocata.
Possono esserne responsabili diversi fattori predisponenti, quali l’età, la ridotta attività fisica, lo stile di vita, fattori psicologici, un inadeguato supporto sociale correlato allo stile/ambiente di vita.
Ricordiamo che il soggetto anziano, anche in presenza di un evento lievemente invalidante, avrà la tendenza a rimanere a letto od in poltrona: rapidamente andrà incontro ad una riduzione della mobilità, cosicché un equilibrio già fragile potrà alterarsi, in quanto le sue riserve funzionali sono ridotte.
Sicuramente incidono diverse patologie, prime fra tutte quelle muscolo-scheletriche, cardiovascolari, neurologiche, le cui caratteristiche comportano sovente dolore, debolezza muscolare, ridotta capacità aerobica e conseguentemente disabilità con progressiva difficoltà o perdita della capacità di muoversi, affrontare le scale e deambulare.
Non bisogna dimenticare che, in un 28% dei casi, l’origine della SI è da ricondurre ad un evento chirurgico o traumatologico.
A parte la convinzione errata che il riposo a letto sia la migliore terapia per le malattie che debilitano l’anziano, non bisogna trascurare quei fattori psico/sociali che favoriscono la SI, come la sedentarietà, lo stato depressivo con riduzione della partecipazione alla vita sociale, specie in presenza di supporti familiari carenti od iper-protettivi che tendono a favorire la solitudine. Senza trascurare ciò che oggigiorno costituisce una realtà diffusa, cioè la povertà e/o la presenza di barriere architettoniche.
Non bisogna dimenticare che, spesso, l’anziano manifesta un atteggiamento psicologico negativo nei confronti di sé e del mondo esterno. Cosa che può contribuire all’innescarsi di un progressivo rallentamento motorio, anche in relazione a deficit uditivi e/o visivi.
l’allettamento può accompagnarsi a sofferenza dell’apparato cardiovascolare, con ridotta tolleranza allo sforzo e trombosi venose profonde (legate ad uno stato intercorrente di iper-coagulabilità ematica).
Spesso si può verificare, a livello dell’apparato urinario, l’insorgenza di infezioni così come l’incontinenza; infatti la posizione supina rende più difficile il controllo volontario della minzione: questa evenienza è spesso favorita dalla coesistente presenza di disfunzioni del pavimento pelvico, di patologie prostatiche o di interferenze farmacologiche sulla motilità ureterale e vescicale.
Il prolungato mantenimento della posizione orizzontale (supina) modifica la configurazione anatomica delle vie urinarie, ostacolando il normale deflusso dell’urina e predisponendo così alla stasi ed alle infezioni, specie se in presenza di ridotte difese immunitarie o di improprio ricorso al cateterismo vescicale. Un ulteriore fattore predisponente alle infezioni urinarie è rappresentato dalla formazione di calcoli (favorita dalla iper-calciuria secondaria alla mobilizzazione di calcio dallo scheletro)
Indubbiamente, nella SI, l’ipotrofia muscolare e la perdita di forza, l’osteoporosi e l’artrosi (indebolimento cartilagineo da non uso) sono tipici fenomeni coinvolgenti l’apparato muscolo-scheletrico (soprattutto per i distretti corporei sottoposti al carico). Si osserva ipotrofia ed ipotonia prevalentemente a carico dei muscoli antigravitari e di quelli impegnati in attività motorie fini e complesse come i muscoli delle mani.
l’inattività porta a stitichezza, in relazione anche al concomitante insufficiente apporto alimentare di fibre e di liquidi (non dimentichiamoci che l’immobilizzazione a letto e la malnutrizione sono reciprocamente fattori auto-aggravantisi). I muscoli addominali e perineali possono indebolirsi, il paziente può avere difficoltà ad esercitare la pressione necessaria per l’evacuazione delle feci. Lo stimolo alla defecazione è determinato dalla discesa della massa fecale dall’intestino al retto: in posizione eretta la discesa è veloce e lo stimolo diventa forte; in posizione supina si verifica un rallentamento del riempimento del retto e lo stimolo si attenua. Il rallentamento della massa fecale permette un maggiore riassorbimento di acqua dalle feci, rendendo l’evacuazione più difficoltosa ed arrivando alla formazione di fecalomi (= ammasso di feci ad alta densità).
l’aumentata pressione gravitaria in alcune parti corporee può determinare la comparsa di piaghe ed ulcere cutanee da decubito.
Non di rado, nella sindrome da allettamento, la scarsità di stimolazioni visive, uditive, tattili, così come la scarsità di contatti sociali sono eventi scatenanti per la comparsa di disturbi del tono dell’umore, dello stato cognitivo. Ne consegue la comparsa di stato confusionale, disorientamento spazio-temporale, allucinazioni ed agitazione psico-motoria prevalentemente notturna, associate ad alterazioni del ritmo sonno/veglia.
Le infezioni delle vie respiratorie (in particolare le broncopolmoniti) sono da ricondurre a: riduzione di attività dei  muscoli della gabbia toracica, con esclusione di unità anatomiche polmonari, naturalmente deputate alla respirazione, con riduzione degli scambi gassosi, aumento delle secrezioni bronchiali, riduzione del riflesso tussigeno (conseguentemente si verifica un aumento della proliferazione batterica).
Non si deve trascurare la tendenza a sviluppare uno stato di depressione del sistema immunitario, con aumentato rischio di infezioni intercorrenti.
Come gestire quindi la sindrome da immobilizzazione/allettamento?
Innanzi tutto con un posizionamento corretto del corpo del paziente: ciò renderà più agevole l’iniziale mobilizzazione passiva e successivamente attiva/assistita (incrementando la flessibilità articolare). A seguire, l’esercizio fisico in posizione eretta permetterà di contrastare la perdita della capacità aerobica, recuperando progressivamente un idoneo stato funzionale.
Incrementando la stimolazione sensoriale globale, si migliora l’alimentazione e la funzione/controllo degli sfinteri.
Quindi:
1) limitare la permanenza del paziente a letto;
2) mettere in opera il più precocemente possibile tutti i presidi necessari alla prevenzione delle piaghe/ulcere da decubito;
3) cambiare il decubito del paziente con frequenza (almeno ogni due ore);
4) mantenere la massima igiene;
5) stimolare il paziente dal punto di vista intellettivo, facendolo partecipare al programma terapeutico;
6) adattare l’ambiente alle sue capacità funzionali;
7) mobilizzare regolarmente (recuperando la posizione seduta, la posizione eretta, il cammino con o senza aiuto e/o ausili).

BIBLIOGRAFIA:
– F. Magnifico, G. Belelli, M. Trabucchi: Quale destino dopo la riabilitazione per i pazienti anziani? G GERONTOL 2006;55:92-103;
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– B. Moretti, V. Patella, S. Bernardi, V. Pesce, S. Genco, C. Simone, V. La Volpe: l’atrofia muscolare sperimentale del quadricipite dopo immobilizzazione o lesione legamentosa del ginocchio G.I.O.T. 2002;28:191-98;
– A. E. Tàmmaro, G. Casale, A. Frustaglia: Manuale di Geriatria e Gerontologia. Ed Mc Graw – Hill 1996.

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