Scritto da Stannah il 02/10/2013

Marco Presta e la vecchiaia giocosa del maschio italiano

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Intervista di Alessandra Cicalini

Marco PrestaÈ inutile cercare Marco Presta nel protagonista del suo romanzo Un calcio in bocca fa miracoli. Il popolare conduttore radiofonico, voce insostituibile, con quella di Antonello Dose, del Ruggito del Conigliosu Radiodue dai lontani anni Novanta, non nega, com’è ovvio, che c’è anche un po’ di lui nel bisbetico ultrasettantenne romano; ma c’è anche qualcosa di suo nonno, noto ladro compulsivo di penne come il suo personaggio, e, guarda un po’, anche di Enrico Vaime. Del notissimo volto della radiotelevisione italiana Presta parla come di un “padre putativo”, di più, di “un maestro d’ascia”. Chissà se Vaime ha apprezzato di essere ritratto come un vecchietto per nulla empatico (almeno all’apparenza) neanche con la figlia che un giorno gli piomba in casa in preda a una crisi matrimoniale. Da una situazione simile è già passato l’alter ego del nonno di Presta e Vaime (e vari altri anziani molto simpatici, come precisa lo stesso autore), ma l’esperienza non l’ha fatto maturare granché. Finché il suo carissimo amico Armando, l’altra faccia del protagonista, buono oltre ogni umana comprensione, non lo coinvolge in un folle e straordinario progetto… fin qui, a grandi linee, la trama di un libro sincero e commovente, politicamente scorretto e insieme poetico, ottimo anti-depressivo per tutti, ma soprattutto per chi teme la vecchiaia e la solitudine. Di seguito, invece, la nostra intervista. Buona lettura.

Come mai non ha dato un nome al suo personaggio principale?
In verità non è stata una scelta: me ne sono accorto mentre scrivevo, ma poi mi sono detto che evidentemente era lui che non lo voleva. E d’altra parte, visto il tipo, era facile che ci fossero delle pretese da parte sua.

La struttura del racconto suggerisce già una sceneggiatura cinematografica: sta pensando di trasformarlo in un film?
In effetti sì, proprio in questi giorni c’è stata un’opzione da parte di una casa cinematografica.

Ha già in mente un attore per il suo protagonista? Chi proporrebbe eventualmente?
Non è facile: la generazione straordinaria dei Gassman, Sordi e via dicendo si sta esaurendo… però, se dovessi dire un nome, penso che Giancarlo Giannini sarebbe perfetto.

Che rapporto aveva con i suoi nonni?
Molto stretto soprattutto con i nonni paterni che vivevano con noi. Con il nonno, quello che rubava le penne, ho avuto un legame molto importante: era lui che per esempio mi veniva a prendere a scuola.

Secondo lei i nonni sono centrali ancora adesso?
Senz’altro restano un patrimonio importante, anche se prima si smontava già a sessant’anni, mentre adesso la “nonnanza” comincia più avanti. Ed è un bene, naturalmente, che l’anzianità sia meno passiva.

Che cosa ne pensa dell’amore nella terza età, un tema che del resto ha toccato anche nel suo libro? 
Secondo me è sempre esistito: gli anziani somigliano agli adolescenti, con tensioni sessuali e sentimentali su cui si tace per pudore, ma in realtà segno del fatto che sono persone vive. Ricordo quando nonno partiva per certe imprese su cui il resto della famiglia taceva…

Oggi, però, se ne parla molto di più di una volta: non c’è il rischio opposto di volerli attivi sotto ogni punto di vista a tutti i costi?
Sì, non è un caso che i miei protagonisti siano anziani veri, con i loro acciacchi. In quest’Italia del lifting, in effetti, si tende a umiliare la vecchiaia rinnegandola.

Ha paura di invecchiare?
Ci penso poco, in verità, perché mi sembra di avere ancora molte cose da fare, per esempio scrivere un altro libro.

Ha già cominciato?
C’è già un progetto con Einaudi per un’uscita nel novembre 2012, ma è ancora troppo prematuro per parlarne.

Insomma, sembra smentire la sua teoria sui maschi: non ha sostenuto che a differenza delle femmine invecchino molto prima? Anzi, ha proprio scritto che una donna, “anche a 96 anni, progetta ancora di cambiare le tendine alle finestre”… 
Ma è tutto a vantaggio delle donne: gli uomini cedono prima all’abbrutimento, diciamo a partire dai 40 anni… anzi, proprio sembra quasi che non vedano l’ora di invecchiare per poter sbracare del tutto.

E come la mettiamo con l’amore allora?
Da quel punto di vista, no, non sbracano mai del tutto: almeno, non il maschio italiano, non posso dire per quello di altre nazioni. Però, per il resto, basta guardare i miei genitori: mia madre, 81 anni, è assolutamente il perno su cui si appoggia mio padre, che ne ha 83, benché sia lei ad avere la salute meno buona. E d’altronde, proprio qualche giorno fa una ricerca ha mostrato come viveva l’australopiteco: il maschio stava in casa a bighellonare e la femmina usciva a procacciare il cibo. La donna, insomma, è costretta a rimandare la vecchiaia.

Quindi anche lei ha cominciato a sbracare?
Ma io sono un caso a parte, considerato il mestiere che faccio che mi permette di giocare, che è l’obiettivo di tutti i maschi… diciamo che vivo la vecchiaia da vent’anni, sarà per questo che non ci penso molto.

Crede nell’amicizia? Il rapporto del suo protagonista con Armando è davvero molto bello.
È abbastanza rara e forse è per questo che la idealizzo, ma ci credo: per certi aspetti è uguale se non addirittura più importante dell’amore. Parlo dell’amicizia virile, spesso di vecchia data, ma non solo.

Come è stato accolto il suo libro dal pubblico del Ruggito del Coniglio? È riuscito a conquistarne anche altri non tra i fan?
Molti erano già predisposti, ma è successo che qualcuno sia passato dal libro alla radio: l’ho scoperto leggendo i commenti su internet.

Una bella sensazione?
Direi proprio di sì.

Con analogo spirito lasciamo Marco Presta ai suoi fan e ai suoi progetti “giocosi”. In attesa di vederne i futuri frutti… con la certezza assoluta (checché ne dica lui) che l’aiuteranno a non invecchiare mai. Da Muoversi insieme, grazie.

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