Roberta Giommi: “L'amore non ha età”

Scritto da Stannah il 02-10-2013

Intervista di Alessandra Cicalini

 

FIRENZE: ROBERTA GIOMMI, SESSUOLOGA. FOTO GUIDO MANNUCCI©Non c’è niente di più mutevole dell’essere umano, soggetto com’è al tempo, storico e biografico. Le trasformazioni riguardano anche i sentimenti e le relazioni con gli altri. Oggi, per esempio, non è più un tabù parlare di sessualità tra gli anziani ed è probabile che nel futuro si avrà del corpo e del valore che gli si attribuisce una visione ancora diversa. A far luce sugli usi e i costumi degli italiani, giovani e meno giovani, in questo specifico settore ci pensa dal 1979 l’Istituto internazionale di sessuologia, presieduto da Roberta Giommi, docente all’Università di Firenze. La professoressa conduce anche una popolare rubrica dedicata alla sessualità su “Salute” de “La Repubblica” ed è intervenuta lo scorso ottobre al convegno sulla Terza età organizzato da Somedia con l’interessante relazione intitolata “Il sesso e l’amore nell’età matura”.

Chi sono gli anziani che richiedono la vostra consulenza? Sono più le donne o gli uomini?
In verità si tratta per lo più di coppie, soprattutto se sono di lunga formazione. Invece, in caso di coppie formatesi di recente, spesso il primo contatto con noi è stabilito dagli uomini.

Come si spiega questa differenza?
Nella coppia di lunga durata, in genere, c’è una grande complicità e quindi la voglia di ristabilire il dialogo è comune: magari succede che il partner maschile abbia difficoltà nel desiderio e che alla partner venga in mente di chiederci la consulenza dopo aver letto un articolo o dopo averci mandato una mail. Invece nelle coppie di nuova formazione, spesso è l’uomo che ha paura di fallire e allora ci viene a chiedere una consulenza.

Che tipo di coppie sono quelle di nuova formazione?
Normalmente, c’è una certa differenza d’età tra l’uomo, più vecchio, e la donna. È ancora piuttosto raro che si verifichi il caso contrario, almeno non nella nostra esperienza.

Quali sono i disturbi della sessualità più diffusi tra gli anziani?
Bisogna fare una distinzione tra chi è in buona salute e chi ha patologie di qualche tipo. Paradossalmente, i maschi sono più contenti di avere qualche problema di tipo biologico anziché riconoscere che la propria difficoltà nell’erezione dipenda da fattori psicologici. Sulle femmine è invece intervenuto un importante cambiamento sociale: una volta la menopausa era vissuta come una vera e propria liberazione dagli obblighi sessuali, ora non lo è più, ma non tutte hanno un rapporto sereno con il proprio corpo.

In che senso?
Molte sono state abituate a una visione passiva della propria sessualità, il che può diventare un problema nel momento in cui il partner sta vivendo un calo del desiderio.

Come risolverlo?
Stimolando le donne a usare la fantasia, a far crescere, in altre parole, la propria competenza sessuale. Qualunque innovazione si decida di inserire, è essenziale modulare la propria sessualità al diverso funzionamento del proprio corpo.

Può fare degli esempi?
Si può pensare di usare il massaggio, il bacio profondo, le parole: non è detto insomma che si debba arrivare all’atto sessuale completo, tanto più se la donna sente dolore, come capita a volte con il progredire della menopausa.

Non c’è il rischio che forzandosi troppo si finisca di fare peggio?
Infatti: bisogna sempre ricordarsi di non vivere il sesso come un lavoro. Se ci si fa vincere dall’ansia di prestazione, prima o poi l’angoscia arriva.

Quanto conta la bellezza fisica e come cambia l’importanza che le si dà all’avanzare dell’età?
Più che la bellezza in sé conta sentirsi piacevoli e avere davanti qualcuno che si renda tale, usando un abbigliamento curato, coltivando interessi, usando insomma tutti gli strumenti della seduzione. Del resto, basta guardarsi intorno: esistono molti begli anziani, cioè persone ancora belle al di là della loro età anagrafica.

Su “Salute” della scorsa settimana si parlava della maggiore difficoltà delle donne a riconoscere la propria eccitazione alla vista di immagini erotiche. Nel suo commento lei però ha aggiunto che le donne ora parlano più spesso di sesso di quanto non accadeva prima, usando anche internet: è più frequente anche tra le anziane? 
Sono un po’ più riservate degli uomini, però, per esempio nei nostri gruppi menopausa, si confrontano molto, forse stimolate anche dalla differenza d’età tra loro a volte molto grande. Nei gruppi possono esserci infatti 58enni e 73enni. Inoltre, a guardar bene, le sessantenni di oggi erano ragazze negli anni Settanta, cioè ai tempi della liberazione sessuale, ed è chiaro che questo vissuto se lo sono portato dietro. Non è raro poi che si confrontino anche con le figlie grandi e che si servano della rete per informarsi meglio. In ogni caso come principale consiglio che diamo loro è di ascoltare il proprio corpo: perché è vero che ancora oggi le donne hanno più censure di quanto non capiti agli uomini.

Ha accennato alle ripercussioni di una salute traballante sulla vita sessuale: come evitare di farne un dramma o peggio di ammalarsi di depressione?
Intanto, bisogna accettare che via via che passa il tempo andiamo tutti in manutenzione. Poi però bisogna aggiungere che chi ha “acciacchi controllati”, ossia è consapevole dei propri limiti conseguenti per esempio a un infarto o un intervento alla prostata, in genere reagisce meglio. Nel caso di malattie gravi, invece, come l’osteoporosi o l’artrite reumatoide, va studiato un percorso terapeutico interdisciplinare per verificare la possibilità di non perdere del tutto la propria competenza sessuale.

Come vi comportate, quindi?
Confrontandosi tra specialisti, si potrebbe arrivare a chiedere al paziente, nella maniera più delicata possibile, se è interessato a un percorso terapeutico per il recupero della propria sessualità. Ma si tratta di un lavoro specialistico che richiede molta attenzione.

Eros, sesso e amore: gli anziani hanno chiare le differenze tra i tre aspetti?
A mio avviso sì, anche se non mi soffermerei troppo sulla distinzione tra le prime due parole: di sicuro sono sensibili alle immagini, alle scene d’amore nei film e così via. Soprattutto sull’amore, però, se interrogati come ha fatto il Censis l’anno scorso, danno risposte meravigliose. Molti di loro sentono i legami affettivi e sentimentali e si dichiarano innamorati della propria partner.

Quanto contano le parole nel loro dialogo amoroso/sessuale?
Molto, a patto di non essere particolarmente schivi. Certo, soprattutto i più anziani difficilmente dicono “ti amo”, ma preferiscono “ti voglio bene”.

Come mai?
Hanno paura di essere ridicoli e spesso rinunciano all’amore per paura di un rifiuto.
Come cercate di convincerli a “buttarsi”?
Partendo dal principio che un amore infelice è sempre meglio di un non-amore e rassicurandoli sul fatto che i sentimenti non hanno età. Usiamo due termini: autorizzazione e abilitazione.

Che cosa significano?
Con il primo li rassicuriamo che “possono” fare certe azioni o provare certi sentimenti come il desiderio e l’amore; con il secondo cerchiamo di dare delle indicazioni sulle “risorse” a loro disposizione, per esempio su dove incontrare compagnie maschili/femminili e come procurarsi un aspetto più seduttivo, imparando a valorizzare l’estetica e l’interiorità: perché per essere interessanti bisogna avere interessi e questo vale in ogni fase della vita.