Scritto da Stannah il 02/10/2013

Salvatore Minisola e i consigli alle nonne... contro l'osteoporosi!

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Intervista di Alessandra Cicalini

Sfatare i luoghi comuni è difficile anche nel campo della medicina. Chi l’ha detto, per esempio, che la fragilità ossea sia una naturale conseguenza dell’invecchiamento? Forse, finiamo per crederlo perché sin dalle fiabe ci siamo abituati alla possibilità di imbatterci di tanto in tanto in qualche vecchina curva. Eppure, se la nonna di Cappuccetto Rosso, per citare una figura della nostra infanzia particolarmente amata, avesse cominciato ad assumere proteine, calcio e vitamina D sin dall’infanzia, forse sarebbe stata in grado di resistere al lupo senza l’intervento provvidenziale dell’intrepida nipotina… Le false convinzioni, però, resistono a lungo ed è per questa ragione che ancora molte donne oltre i 65 anni sono malate di osteoporosi senza saperlo.

Particolarmente esposte sarebbero le italiane, come risulta dai dati diffusi da Stop alle fratture del femore , una campagna nazionale promossa da più enti impegnati nella cura e nella terapia dell’osteoporosi. Degli obiettivi dell’iniziativa e dei modi più efficaci per affrontare la patologia ha parlato nell’intervista che segue Salvatore Minisola, il presidente della Società italiana dell’Osteoporosi, del Metabolismo Minerale e delle Malattie delloScheletro , nonché professore ordinario di Medicina interna all’Università “Sapienza” di Roma.

 

Come sono andati i primi mesi della vostra campagna?

Molto bene: siamo partiti in via sperimentale in Toscana e in Veneto e a settembre dovremmo proseguire con altre regioni, tra cui Lombardia e Campania, ma già il nostro sito ha avuto moltissimi accessi.

 

Perché avete scelto di puntare l’attenzione sulle donne over 65?

Perché è la fascia di popolazione più a rischio e insieme la più trascurata, anche dalle stesse protagoniste.

 

In che senso?

Spesso ci capita di incontrare anziane che scambiano vere e proprie fratture vertebrali con dolori causati da ernie del disco o con mal di schiena di altra natura.

 

Come si aiutano le anziane a prendersi maggiormente cura delle proprie ossa?

Spingendole innanzitutto a sottoporsi ad alcuni esami diagnostici. In primo luogo, nelle pazienti a rischio, è utile effettuare un esame densitometrico, la cosiddetta Moc, acronimo di Mineralometria ossea computerizzata, e poi una radiografia della colonna. E’ possibile ricorrere in casi selezionati anche alla risonanza magnetica. In tutti i casi, si tratta di esami utili per individuare i soggetti più a rischio.

 

A che età conviene cominciare?

Nei soggetti particolarmente a rischio (cioè con storia familiare di frattura e/o abituale consumo di sigarette) potrebbe essere opportuno sottoporsi al primo esame già immediatamente dopo la menopausa.

 

Chi dovrebbe consigliare esami del genere?

È essenziale la collaborazione dei medici di famiglia: con i soli esami densitometrici non è detto che si individuino tutti i soggetti a rischio. Il primo passo, perciò, è l’esame clinico, poi segue la parte diagnostica di tipo strumentale, quindi l’individuazione della terapia.

 

Tra le terapie proposte dalla vostra campagna esistono anche quelle di tipo farmacologico: in che cosa consistono?

Attualmente esistono due tipologie di farmaci: quelli che inibiscono le cellule che distruggono l’osso e quelli che attivano le cellule deputate alla formazione del medesimo.

 

È possibile abbinarli?

In teoria sì, anche se di solito non lo si fa, anche perché vi sarebbe tra l’altro anche un problema economico.

 

Quindi quando si usano maggiormente i farmaci del primo tipo e quando quelli del secondo tipo?

La scelta pratica viene fatta purtroppo sulla base della rimborsabilità: quelli del secondo tipo vengono rimborsati sono nelle forme più severe della malattia.

 

Ha senso stimolare la produzione ossea anche in tarda età, quindi?

Senz’altro: l’osso resta per tutta la vita un tessuto estremamente dinamico.

 

Come mai i pazienti osteoporotici sono destinati ad aumentare nei prossimi anni?

Si tratta di una conseguenza della maggiore longevità della popolazione italiana, cui non ha fatto seguito, almeno finora, un adeguato mutamento negli stili di vita sin dalla più giovane età.

 

Perché, per prevenire l’osteoporosi, bisogna cominciare già dall’infanzia?

Senza dubbio: è stato proprio calcolato che se vi fossero adeguate campagne per introdurre nella dieta dei ragazzi le giuste quantità di proteine, calcio e vitamina D, il rischio di fratture ossee in futuro si abbasserebbe notevolmente.

 

La vostra è invece una campagna per così dire di secondo livello, a danno già fatto: come riprendersi da una frattura e evitare di rompersi di nuovo?

Seguendo i consigli che riportiamo nel nostro opuscolo scaricabile online .Il primo è non sottovalutare gli improvvisi, acuti, mal di schiena.

 

Da che cosa nasce la sottovalutazione del rischio osteoporotico?

Dal diverso impatto psicologico della frattura rispetto ad altre malattie: nessuno nega, ad esempio, che la neoplasia mammaria sia altrettanto grave, però resta il fatto che le conseguenze prodotte dall’osteoporosi sono molto serie, anche in termini di costi sanitari.

 

E in tempi di tagli generali, forse conviene restare il più a lungo possibile in buona salute… da Muoversi Insieme grazie per le preziose informazioni e in bocca al lupo per il proseguo dell’importante campagna.

 

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