Scritto da La Redazione il 21/08/2008

Lei, lui... e i dialoghi impossibili dell'amore!

Muoversi-Insieme-Stannah-montascale-poltroncina

scarpe_da_sposa.jpgc’era una volta un LUI e una LEI. LUI le viene presentato una sera d’inverno. LUI si sente attratto da LEI. LEI avverte curiosità: è lusingata dall’attenzione con cui LUI la guarda. LUI le propone di andare al cinema. LEI accetta, sorpresa, frastornata ma anche piena di speranza. I due si divertono. Distesi, sembrano felici della compagnia l’uno dell’altro. Insieme ridono molto e si sorridono altrettanto. Nel gioco di sguardi si fa strada un’ipotesi, una suggestione, un sogno. LUI si trova a pensarla spesso. Non è sicuro di ciò che prova. E’ indubbiamente attratto. Ma non sa quanto profonda sia l’attrazione. E’ naturale perciò che poche sere dopo LUI la inviti a cena. LEI si sente confusa: gradisce le attenzioni che si moltiplicano ma non capisce fino in fondo lo sguardo di LUI. Nel giro di poche settimane, come sospinti da forze inarrestabili, si frequentano con continuità senza però oltrepassare un confine leggerissimo ma che entrambi percepiscono come “condizione di non ritorno”. In breve però nessuno di loro due vede più altri. In macchina, erano diretti quel pomeriggio ad un centro commerciale di nuova apertura. Stranamente silenziosi, apparentemente concentrati lui nella guida, lei nell’osservare il traffico caotico che li circondava, a chi li avesse guardati dall’esterno sarebbero sembrati ben più intimi di quanto in realtà lo fossero mai stati. In questo sereno silenzio, tutto ad un tratto LEI esclama con tono neutro, distaccato, obiettivo: “Hai mai pensato che sono tre mesi che ci vediamo?”. LUI non ha manifestazioni evidenti. Sembra imperturbabile e tace.



LEI (pensa fra sé e sé): “Ma guarda! Ma domando e dico! Una donna come me, come me, ripeto, mica una qualunque, gli fa una dichiarazione del genere e questo qui che fa? Sta zitto! Mica mi risponde il beota… Che deficiente! Se crede di essere l’ unico uomo al mondo.. pfui, sai quanti me ne cascano ai piedi. Sono io la donna che non deve chiedere mai! Altro che!!! Idiota patentato! Adesso gli dico di fermarsi che voglio scendere subito da questo schifo di macchina!
Anzi, quasi quasi gli mollo un ceffone, urlo, lo massacro…brutto bastardo…”.

LUI (pensa fra sé e sé): “Ah, guarda, 3 mesi. Eh sì… Quindi questo significa che era… vediamo… sì, era proprio febbraio quando iniziammo a frequentarci… Giusto dopo aver lasciato l’auto dal meccanico, cioè.. vediamo, ma sì, era il 12 febbraio. La mia auto nuova aveva appena compiuto un anno! Piccina. Porca miseria! Ho evocato il meccanico e… senti, senti  questo rumorino… sarà il carburatore? Uhm, sì, dev’essere proprio il carburatore. Mi sembra che si vada a singhiozzo. Sarà meglio che mi fermi e ci dia un’occhiata. Accidentaccio! Che avrà la mia piccina?”.
Alla fine di queste silenziose riflessioni che sono avvenute in contemporanea, LEI sbotta: “Fermati qua, subito!”.


LUI: “Come scusa?”. LEI: “Fermati, ti dico!”. LUI: “Ti sei accorta anche tu che la macchina va a singhiozzo?”.
LEI: “Ma di che cosa stai parlando?”.
LUI: “La macchina…”.
LEI: “Che macchina?”.
LUI: “Come che macchina? Questa macchina, no?”.
LEI: “E che diavolo c’entra la macchina!?”.
LUI: “Come che c’entra?”.
LEI: “Mi fai impazzire! Che c’entra la macchina con noi! Adesso! In questo preciso, maledettissimo momento!!!!”.
LUI: “In che senso che c’entra con noi?”.
LEI: “Ma sei scemo?”.
LUI: “Io proprio… ci sono dei momenti che io proprio non ti capisco”.
LEI: “Tu non mi capisci mai. Questo è il punto! Ma ti rendi conto di come ti comporti?”.

LUI: “Io francamente… no. Ma che ho fatto? All’improvviso urli, ti scalmani, viene fuori un affare di stato… e tutto mentre stavamo andando, non mi ricordo nemmeno più dove, in tutto questo cinema che hai messo su… e ho sentito questo rumorino…”.
LEI: “Hai sentito il rumorino, eh? Era quello che ascoltavi?”.
LUI: “Ah ecco, vedi, mi confermi che l’hai sentito anche tu questo benedetto rumorino… sarà mica il carburatore… che dici?”.


E’ successo che due persone in viaggio da sole si sono imbattute l’un l’altra, all’improvviso e del tutto impreparate. Alla sorpresa, allo stupore, alla meraviglia che si è destata nell’accorgersi della presenza dell’altro inatteso, è affiorata la curiosità di scoprire chi davvero fosse l’altro. Si frequentano, si parlano, un possibile legame s’intreccia. Si profila l’avvio di un sogno condiviso? O il sogno dell’uno non riesce a far sognare anche l’altro con la stessa intensità? Forse perché uno si manifesta impaziente, aggressivo, poco attento ai tempi dell’altro? Oppure perché l’altro sembra tutto centrato su di sé, poco ospitale, scarsamente disposto ad accogliere?
Ma avrebbe potuto succedere anche altro: due anime s’incontrano. Ma che sorpresa! E chi t’aspettava? Oddio, magari in fondo al cuore, proprio laggiù in fondo, coltivavo il sogno dell’incontro che ti segnerà la vita. Ma quante volte mi sono avventurato e poi… son rimasto con nulla in mano e un grande vuoto in fondo al cuore.



Tuttavia, chissà, una speranza ancora ce l’ho. Non la voglio mollare. Chi c’è là, là… sullo sfondo.
Fammi vedere meglio…Potrebbe essere… Oh magari fosse!  Oh Dio fa davvero che lo sia…
Oh mio Dio, come tremo. Ho paura. Ho tanta paura. E se poi mi ferisce di nuovo? Ma se non mi sporgo, mi spengo.

Vulnerabili perché forti, ottimisti perché sereni, coraggiosi ma non temerari, cerco un alleato.
Oh, che il mio sogno possa essere il suo. Che il nostro sogno ci conduca in una viaggio in cui ogni porto sia una partenza e ogni arrivo un ritorno.


LEI (pensa fra sé e sé): “Oddio che ho fatto! Ma come ho potuto farmi venire in mente una cosa del genere! Così lo spavento e addio speranze! Ma che cretina che sono! E ora come me la cavo? E se ferma la macchina, chiama un taxi e mi fa scendere? E poi resto sola.. Che diranno i miei genitori, i miei amici… Prima diranno: Siamo alle solite, eh! Tu ti butti, ti affidi e guarda come ti ritrovi! Ma io lo so. In realtà dispiaceranno tutti, ma io di certo piangerò…”.

LUI (pensa fra sé e sé): “Ecco lo sapevo, mi vuol dire che in tutti questi i mesi non le ho ancora regalato un anello. Le donne ci tengono a queste cose. Gli anelli, certi anelli poi, sono simboli importanti. Di certo si sarebbe aspettata che dopo i fiori, dopo quel golfino simpatico, poi i guanti lunghi da teatro che le ho regalato, mi facessi avanti con qualcosa di più formale e impegnativo. Di sicuro i guanti, anche lunghi, non dovevano esserle sembrati un granché di… impegnativo.  Ha ragione, piccina! Ora mi fermo con una scusa, le dico di prendere un taxi perché… volo dal gioielliere!”.


Alla fine di queste silenziose riflessioni che sono avvenute in contemporanea, LUI accosta l’auto al marciapiede.
LEI: “Scusami… perché ti fermi?”.
LUI: “Ecco, io ti volevo dire…”.
LEI: “Sì, sì, capisco. E’ colpa mia! Scusami. Scusami ancora”.
LUI: “Ma no, che dici. E’ colpa mia…”.
LEI: “Che vuoi dire?”.
LUI: “E’ che certe volte… sono proprio un bisonte in una cristalleria… Senti, ti va di prenderti un taxi?”.
LEI: “Ti prego… ti prego… ti prego… non lasciarmi”.


LUI: “Ma non… Dai… è questione di un attimo… che ti piglia?”.
LEI: “Come sarebbe a dire questione di un attimo? Che vuoi dire?”.
LUI: “Quello che ho detto. Devo fare una commissione, me n’ero dimenticato. Sai quel bisonte che sono? Ecco! Ma la faccio di corsa di corsa e poi torno di volata”.


LEI: “Torni? Dove torni?”.
LUI: “Dove vuoi che torno? Ma qui no?”.
LEI: “Qui? Intendi proprio qui?”.
LUI: “Beh… non proprio qui, ecco… non precisamente qui…”.
LEI: “Io sono così confusa…”.
LUI: “Vedrai che ti confonderò ancora di più…”.
LEI: “Certo tu mi piaci proprio…”.
LUI: “Anche tu mia cara…”.

un’altra strada ancora? l’incontro è avvenuto, la molla è di certo scattata, ma qualcosa non sembra andare per il verso giusto. Forse dei due uno è più avanti, forse l’altro dà per scontato cose che per l’altro non sono così immediate.
Situazioni del genere possono franare oppure stabilire un legame duraturo ed invincibile. A quale condizione? Ad una soltanto. Che la flessibilità, la duttilità, l’ascolto, la comprensione dei bisogni dell’altro scavi un posto nel nostro cuore, si annidi nella nostra ragione, si trovi un posto nelle nostre emozioni. Allora io ti penso, io ti sento, io ti capisco e so che è lo stesso per te. La magia del sogno ora condiviso ci rapisce in un viaggio che ogni nave saprà trasportare in giro per i mari del mondo.

LEI (pensa fra sé e sé): “Tesoro! Dolce lui. Tace perché ha capito che in casi come questi è il silenzio che ci vuole. Quando però entriamo in questa intimità lui s’imbarazza, povero caro. Ora gli propongo di andare a trovare la Luisa, quella mia cara amica, così non gli faccio sentire la pressione addosso e lui si sentirà finalmente in pace e starà bene…”.
LUI (pensa fra sé e sé): “Ah! Ora se ne accorge che sono mesi che la scarrozzo a destra e a sinistra. Andiamo qui, andiamo lì… tanto lui, il tonto, che poi sarei io!!! Non chiede mai nulla! Maremma diavola, se penso a quella volta che m’ha imposto quello spettacolo teatrale del cacchio, io pensavo che al buio, sai com’è.. e poi, però, all’appuntamento si presenta con quella ciuca della sua amica Luisa! Io ora mi fermo e le dico d’andare a cercarsi un altro! Diavolo d’un cane!”.

Alla fine di queste silenziose riflessioni che sono avvenute in contemporanea, LEI sbotta:  “Senti, caro…”.
LUI: “Dimmi, dimmi…”.
LEI: “… ti va se andiamo da Luisa?”.
LUI: “Sì, bene! Così magari mi presenta qualcuna…”.
LEI: “Vuoi che Luisa ti presenti qualcuna? Ma come…? Ma cosa dici?”.
LUI: “Senti, bella mia… l’hai detto proprio tu poco fa…”.
LEI: “Io? Che cosa avrei detto?”.
LUI: “Ma come che cosa avresti detto? Te lo sei già dimenticata? Hai detto che ormai sono tre mesi che ci si frequenta di continuo…”.


LEI: “Sì, è vero. E sono stati mesi bellissimi…”.
LUI: “Bellissimi eh?”.
LEI: “Bellissimi, sì, proprio bellissimi”.
LUI: “Beh, ecco, sono stati belli anche per me…”.
LEI: “Belli, belli lo sai che se ci penso… no… sì… insomma… te lo dico… quando ci ripenso mi commuovo”.
LUI: “Guarda che è lo stesso che succede a me, quando sono solo e chiudo gli occhi… io ti vedo lo stesso…”.
LEI: “Che bello che me lo dici”.
LUI: “E ora che si fa di bello?”.
LEI: “Senti, e che si fa con Luisa?”.
LUI: “Farà la testimone!”.

Gianfranco Parenti

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