Smog, strategie di difesa per gli anziani e non solo

Scritto da Massimo Tanzi il 29-03-2011

l’inquinamento atmosferico, derivante in particolare dal traffico veicolare, dagli impianti di riscaldamento e sistemi di produzione industriale, è un noto fattore di rischio per la salute, soprattutto per alcune categorie di persone, tra cui bambini e anziani.
In questi mesi, i media hanno riportato le informazioni relative ai livelli allarmanti raggiunti dagli inquinanti atmosferici, soprattutto nei grandi centri urbani come Milano, citando anche degli specialisti come Maria Francesca Patria, dottoressa responsabile degli ambulatori di Allergologia e Malattie Respiratorie Pediatriche del Policlinico di Milano.
Dunque, non scopriamo nulla di nuovo quando sosteniamo che l’inquinamento atmosferico è in grado di produrre danni alla vegetazione, al regno animale e all’uomo stesso che ne è la principale causa. E tuttavia, come possiamo difenderci?
Per capirlo, intanto bisogna sapere quali sono i veleni che assediano l’aria.
Gli inquinanti principali sono gli ossidi di azoto, i composti organici volatili e il monossido di carbonio. Gli inquinanti secondari principali sono le polveri fini e l’ozono, che sono prodotti, attraverso una serie di complesse reazioni chimiche, dagli inquinanti principali.
Nel 2004, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha stimato in circa un milione di decessi all’anno quelli imputabili allo smog; numerosi studi epidemiologici lo hanno collegato allo sviluppo di malattie cardiovascolari e respiratorie, prime fra tutte le neoplasie polmonari.
l’aumento della morbilità, inoltre, porta a un incremento della spesa sanitaria, che si traduce in maggiore numero di visite mediche, ricoveri ospedalieri, assenze dal lavoro per malattia.
Vi sono, insomma, sufficienti evidenze scientifiche che la presenza nell’aria di contaminanti, al di sopra di certe concentrazioni, sia responsabile della comparsa di disturbi oggettivi e dell’aggravamento di molte patologie respiratorie e cardiovascolari.
Esiste in altri termini un chiaro rapporto diretto dose – effetto, anche se, come accennavamo sopra, alcuni gruppi di popolazione si sono dimostrati particolarmente sensibili anche a dosi relativamente basse di inquinanti.
Tra questi: le donne in gravidanza; i bambini; gli anziani, soprattutto se affetti da patologie respiratorie, cardiovascolari e metaboliche croniche; tutti coloro che svolgono, per scopi occupazionali o ricreativi, intensa attività fisica all’aperto.
La speranza di vita dei residenti in città, dove si registrano livelli di inquinamento elevato, è diminuita. Gli effetti si verificano già ai livelli attuali di inquinamento ambientale e non sembra esserci una soglia al di sotto della quale non si osservano danni (l’effetto è quindi realmente lineare, senza una soglia minima di concentrazione degli inquinanti, al di sotto della quale non si verificano effetti dannosi).
Bisogna ricordare che i polmoni sono un facile bersaglio per lo smog, avendo una notevole estensione in termini di superficie a contatto con l’aria ambiente: circa 90 metri quadri, paragonabile alla superficie di un campo da tennis. Come confronto, la superficie cutanea ha un’estensione di circa 3 metri quadri. Quindi, l’apparato respiratorio è la parte del corpo umano più a contatto con l’ambiente esterno; per questo risente in modo considerevole della qualità dell’aria atmosferica.
Gli inquinanti atmosferici hanno un effetto irritante per le vie respiratorie, con possibilità di indurre alterazioni nel sistema immunitario, favorendo il manifestarsi di malattie croniche e maggiore sensibilità ad agenti allergizzanti.
Non dimentichiamo che il riscaldamento globale ha un effetto anche sull’allungamento della stagione pollinica. Ad esempio, in Liguria il calendario pollinico della parietaria si è allungato di circa trenta giorni negli ultimi dieci/dodici anni, con chiare ripercussioni sui pazienti allergici.
I medici di famiglia e gli specialisti hanno lanciato un allarme: ogni 10 microgrammi di aumento del particolato per metro cubo d’aria, la mortalità aumenta dallo 0,3% allo 0,6%.
A Milano, ciò si traduce in 96 morti in più all’anno, per un valore pari a 43,2 mcg/metro cubo. In quest’inverno si è raggiunto, per il Pm10, una punta di 143 mcg/metro cubo.
Ricordiamo che i limiti per le polveri sottili, indicato dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, è di 10 mcg/metro cubo per il PM2, 5 e 20 mcg/metro cubo per il PM10 (!!!).
Il particolato atmosferico è un inquinante la cui origine è molto diversificata, derivando dall’erosione del suolo e degli edifici, dall’attività umana (agricoltura, edilizia, industrie),
dai processi di combustione (impianti di riscaldamento e traffico veicolare) e da reazioni chimiche relative a processi gassosi (a tal proposito ricordiamo che il metano combusto non emette praticamente altri inquinanti oltre agli ossidi di azoto).
Nelle aree urbane, l’aerosol atmosferico è costituito dal 35% circa di particelle naturali e dal 65% di particelle derivanti dalla combustione, delle quali più del 50% attribuibili al traffico.
La composizione del particolato è estremamente variabile in base all’origine delle particelle (piombo, nichel, zinco, rame, cadmio, fibre di amianto, solfati, nitrati, idrocarburi policiclici pesanti, polvere di carbone e cemento).
La frazione di polveri considerata più pericolosa per l’uomo è quella in grado di superare le barriere delle vie aeree superiori, ovvero i PM10 e i PM2,5 (particelle di polvere con diametro inferiore a 10 e a 2,5 micron rispettivamente – 10 e 2,5 millesimi di millimetro -).
E’ stato dimostrato da vari studi che il particolato PM10 origina soprattutto dalla combustione, permane nell’aria qualche giorno e la sua concentrazione viene abbattuta solo per dilavamento da parte della pioggia.
Non dimentichiamo, tuttavia, che se si fuma una sigaretta in una stanza equivalente a 12 metri quadri, il livello di PM10 sale a 750-800 mcg/metro cubo, decrescendo lentamente nei 40 minuti successivi (tempo entro cui un fumatore abituale si accende una nuova sigaretta). Pensiamo perciò alle concentrazioni di PM10 che si registrano fumando nell’abitacolo di un’automobile!
Il fumo di sigaretta è, quindi, il più importante fattore di rischio evitabile nel mondo contemporaneo.
A ciò va aggiunto l’effetto di altri inquinanti, come gli ossidi di azoto e zolfo, il benzene, il monossido di carbonio e l’ozono, che contribuiscono ad abbassare le difese immunitarie delle persone, soprattutto se in là con gli anni.
Gli anziani, infatti, già messi a dura prova dai rigori della stagione invernale, specialmente nei periodi in cui piove di meno, respirando un’aria così cattiva, sviluppano con grande facilità “banali” faringiti, bronchiti e broncopolmoniti, con esito possibilmente letale.
Non bisogna dimenticare, comunque, che il “problema ozono” si verifica principalmente nelle ore più calde dell’estate, mentre gli altri inquinanti sono originati dalle emissioni dei motori dei veicoli, dai combustibili utilizzati per il riscaldamento o per la produzione di energia e da alcune attività industriali, costituendo un problema in tutte le stagioni e raggiungendo valori allarmanti in occasione dell’autunno e dell’inverno.
E’ tuttavia possibile che gli effetti degli inquinanti siano più pronunciati nei mesi più caldi dell’anno, perché si realizza una maggiore esposizione della popolazione, la quale tende a stare di più all’aperto.
Le stime di rischio sono sempre più elevate nella popolazione anziana. l’entità dell’effetto nocivo ha un gradiente decrescente da Nord a Sud.
Il rischio è evidentemente maggiore negli anni più recenti, anche se ci sono precedenti illustri che testimoniano quanto l’inquinamento ambientale e atmosferico siano importanti: citiamo, a scopo puramente indicativo, gli episodi in Belgio nel 1930, in Pennsylvania (USA) nel 1946, a Londra nel 1952. In queste tre circostanze si verificarono un insieme di condizioni specifiche: temperatura molto bassa e conseguente aumento del consumo di combustibili; nebbia, inversione termica e conseguente ristagno degli inquinanti negli strati più bassi dell’atmosfera. Si registrarono così concentrazioni di particolato totale sospeso (TPS) di circa 4000 mcg/metro cubo.
Si avverte tendenzialmente una sensazione di impotenza sul problema smog, comune ad ogni cittadino e a chi, come me, è medico, ravvisando disagio per il fatto che chi ha la possibilità di imporre provvedimenti drastici per migliorare la qualità dell’aria non lo fa per non urtare evidenti interessi economici.
Uno studio europeo (“Aphekom”), presentato all’inizio del mese di marzo a Parigi e realizzato in 25 città europee, ha evidenziato come solo nella città di Roma, rappresentativa dell’Italia, ogni anno muoiono circa 1.278 persone per le polveri sottili, con un danno economico a livello europeo di 31,5 miliardi di euro (…a proposito di “soldi”…).
La ricerca inoltre ricorda che la principale causa dell’inquinamento atmosferico è il traffico veicolare: l’Italia possiede il parco auto più grande d’Europa con oltre 60 automezzi ogni 100 abitanti (secondo stime ACI, in Italia, nel 1950 circolavano 342.000 auto, una ogni 135 abitanti; oggi le auto sono una ogni 1,8 abitanti).
In conclusione, quali rimedi possiamo utilizzare?
Tenere sotto controllo l’inquinamento atmosferico non è cosa semplice; spetta, oltre che alle istituzioni, anche a noi cittadini, in quanto “consumatori” nella vita di tutti i giorni.
Bisogna quindi evitare di uscire dalle abitazioni nelle ore più fredde e più umide e nelle giornate in cui si registrano i valori più alti di inquinamento, specialmente quando si è anziani.
E’ utile assumere antiossidanti e vitamine, per contrastare i danni dei radicali liberi.
Bisogna evitare, specialmente nei momenti di maggior diffusione delle patologie respiratorie e influenzali, i luoghi chiusi e affollati.
Nel caso si ricorra all’impiego di mascherine, infine, bisogna scegliere quelle che proteggono le vie respiratorie, conformemente a precise direttive CE.

Bibliografia
Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale delle Marche, Dipartimento Provinciale di Ancona: Inquinamento atmosferico ed effetti sulla salute.
– Università degli Studi di Torino, Dipartimento di Sanità Pubblica e Microbiologia; Provincia di Torino: INQUINAMENTO ATMOSFERICO E SALUTE, un documento di approfondimento sui temi della qualità dell’aria e delle implicazioni sulla salute, a cura di: Giorgio Gilli, Professore Ordinario di Igiene, Facoltà di Scienze MFN. Tiziana Schilirò, Dipartimento di Sanità Pubblica e Microbiologia. Alessandro Bertello, Provincia di Torino.
– Francesco Forestiere, Dipartimento di Epidemiologia ASL Roma E, 29 Novembre 2002: Gli effetti dell’inquinamento atmosferico sulla salute.
Anomalie climatiche nei centri antropizzati ed effetti sulla salute pubblica. Luigi Fanizzi, Gaetanella Piscitelli, Stefania Vanzini in: Scienza ed inquinamento, l’Ambiente 5/03.
– Francesco Forestiere, Annunziata Faustini, Azienda sanitaria locale Roma E: l’aria inquinata delle città fa male, sulle ultrafini resta il bisogno di saperne di più. In: Qualità dell’aria e salute, ARPA rivista numero 4 luglio/agosto 2007.
Sapessi com’è strano respirare a Milano, Intervista di Paolo Egasti al Professor Stefano Centanni (Presidente della Società Italiana di Medicina Respiratoria e Direttore della Clinica di Malattie dell’Apparato Respiratorio, A.O. San Paolo Università degli Studi Milano) su: Bollettino dell’Ordine Provinciale Medici Chirurghi e Odontoiatri Milano, Anno LXIV 1/2011 gennaio-marzo.

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