Scritto da Stannah il 02/10/2013

Franca Valeri, una vita nella bellezza

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Intervista di Alessandra Cicalini

La stufa asburgica? Niente: da quella vecchia casa nobiliare, la carta da parati lacera e ammuffita, non si può proprio spostare. Dunque via, il problema non può essere risolto. Del resto, nella vita, non tutto si risolve. Lo ammette, anche se decisamente tra le righe, persinoFranca Valeri, nella sua ultima piéce Non tutto è risolto, debuttata lo scorso anno al teatro Valle di Roma e ora in tournée per l’Italia.
Nata a Milano come Franca Maria Norsa, questa regina della cultura nazionale non sembra aver avuto mai dubbi sul suo destino di attrice, di teatro e di cinema, di autrice di commedie e regie operistiche, oltre che di scrittrice. Pure la scelta del nome d’arte arriva subitanea, chiacchierando con un’amica sul libro che quest’ultima sta leggendo: Valeri viene da Paul Valéry , un omaggio alla Francia anticipatore dei fasti futuri.
Come racconta nella sua splendida autobiografia, Bugiarda no, reticente, uscita a fine 2010 per Einaudi, Franca Valeri comincia la sua carriera a Parigi, sua patria per lunghi, fulgidi anni. Prima, trascorre l’infanzia alla Scala, accanto a un amico di famiglia che le trasmette la febbre da palcoscenico.
Più avanti, raggiunti successo e notorietà anche in Italia, la grande artista diventa donna di una classe granitica, sempre fedele a se stessa e ai suoi parametri di bellezza ed eleganza, ideali concreti che le permettono tuttora di non cedere a un presente che non trova esattamente brillante.
A confortarla, ammesso che ne abbia bisogno, ci penseranno molto probabilmente gli amici, quelli veri: i suoi animali. Proprio da questi ultimi parte la chiacchierata di Muoversi Insiemecon Franca Valeri, dopo un’attesa durata oltre un anno, nella consapevolezza, mai sopita, che ne sarebbe valsa la pena. Buona lettura.

Porta Roro anche in tournée? 
Sì, certo, lo porto con me. Gli altri sei no, stanno in campagna, nella mia casa sul lago di Bracciano.

E come si trova con la compagnia?
Oh, lui è contento, perché è molto socievole, tutti lo coccolano, e poi sta con la mamma… i suoi predecessori (Franca Valeri ha avuto altri tre Roro, prima del Quarto, tutti battezzati in onore di Aroldo, omonimo dramma del suo amatissimo Giuseppe Verdi, ndr) erano molto più comodi; lui, invece, è molto vivace ed è un problema, perché gira, mi fa cadere, bisogna che me lo tenga qualcuno… insomma è un po’ faticoso.

Come giudica la pet-therapy?
Molto positivamente: il rapporto tra il cane e il malato è assai importante, perché l’animale ha istinto protettivo ed è di grande compagnia.

Preferisce i cani ai gatti o non fa alcuna differenza tra loro?
Ho anche due gatti, che amo moltissimo: la mattina sono tutti qua sul mio letto… I gatti di casa sono come i cani: ugualmente affettuosi. Le differenze tra gli amanti degli uni e degli altri? Sono sciocchezze. Se potessi, prenderei anche una scimmia e una tigre.

Visto il periodo dell’anno, è inevitabile qualche domanda sulle donne: innanzitutto, perché nella sua autobiografia ha scelto come ipotetica interlocutrice una giornalista e non un collega maschio? 
Perché le giornaliste sono molto più diffuse. E poi, la donna istintivamente è un po’ più petulante, vuole assolutamente esporre un principio polemico; gli uomini, invece, chiedono poche cose. L’uomo è molto sopraffatto dall’invasione della donna.

Una conseguenza del femminismo…
Non mi sta simpatica la parola: naturalmente, l’affermazione della donna è giusta, oggi il campo del lavoro è più vasto. Un tempo, la donna era anche necessaria come casalinga, adesso guai se non lavorasse. Però non lo trovo un motivo ancora così di lotta, di rivalità. Anche nel campo politico, di donne ce ne sono fin troppe: alcune sono capi di governo.

Però la violenza contro le donne esiste ancora: come se la spiega?
Purtroppo, il dramma dello stupro non è finito: fa parte della natura, è una cosa che è sempre esistita. Tuttavia, persistendo l’atteggiamento deteriore dell’essere valutate come femmine, la donna tentatrice esteriormente risulta ancora più fatale e non c’è nessuna protezione civile né per le donne né per i bambini, per i più fragili in genere. Mentre il progresso tecnico è straordinariamente aumentato, quello politico è gravemente manchevole ed è un fatto molto sgradevole.

Che cosa pensa dell’Italia di oggi? 
Il nuovo governo ha un compito difficilissimo, ma anche se non vorrei essere al loro posto, dà un senso di protezione maggiore.

Trova che gli anni di oggi siano più difficili di quelli che ha vissuto in gioventù?
Non è che i miei anni fossero facili: c’era il fascismo, la guerra. Certo, sono coincisi con una fase culturale unica, ma si è trattato di un periodo brevissimo, vent’anni appena.

Ha conosciuto il successo prima a Parigi: non ha mia pensato di restare in Francia?
No, non era il mio Paese: non sono francese, anche se adoro la cultura francese e ho tante cose che mi legano a Parigi.

E Milano?
Ci vado sempre volentieri, ma tutto cambia. In peggio.

Come mai?
Trovo che il progresso non abbia avuto il necessario riflesso sulla vita dell’uomo. Oggi tutto è più facile: scrivere, comunicare; la gente però è più brutta, la musica è più brutta, la letteratura è a pezzi, e chi vive nel centro della cultura, della bellezza, tende a chiudersi in una vita molto personale.

Come il suo personaggio di “Non tutto è risolto”?
Si tratta di un personaggio che non si rassegna, ma, appunto, è un personaggio, non sono io.

Certo… io però intendevo domandarle che cosa pensa di chi mette in scena (o in piazza) se stesso: per caso ne ha orrore?
Io non potrei mai espormi: pur essendo un’invenzione straordinaria, la televisione è un mezzo pericoloso: provoca il peggio dell’umanità e anche la benevolenza finisce per avervi un’impronta di falsità.

Prima di salutarla, potrebbe suggerirci qualche testo che bisogna per forza leggere durante la vita?
Ma dipende dal carattere di ognuno: quel che è servito a me non è detto che serva a un altro. E poi bisogna che ognuno senta il bisogno di abbeverarsi a qualche fonte importante della cultura.

Restringendo il campo a quelli che sentono davvero questo bisogno?
Mah… È impossibile non conoscere Dante, Shakespeare. Gli studi classici, sa, sono i miei fondamenti… direi anche Ovidio. Ma a qualcuno, magari, non gliene importa niente.

A qualcun altro, invece, potrebbe interessare conoscerlo o, chissà, riscoprirlo… com’è essenziale, per chi vuole crescere ancora, indipendentemente dall’età anagrafica, andare a vedere l’ultima piéce di Franca Valeri (tra le altre tappe, sarà ad aprile a Torino, al Teatro Carignano), capace di incollare sulle sedie platee composite di spettatori, irretite, divertite e commosse da questa piccola, immensa signora. Da Muoversi Insieme grazie per la vivace intelligenza delle sue parole, scritte e ascoltate, e per la generosità con cui continua a darsi al suo pubblico, quello che la segue anche in camerino, costringendola a infinite teorie di autografi, mentre i morsi della fame di tutta la compagnia (meritano molti applausi anche gli altri interpreti della piéce: Licia Maglietta, Gabriella Franchini e Urbano Barberini), Roro IV compreso, si fanno sempre più pressanti.

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